Verdena • Endkadenz Vol. 2 (2015)

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Verdena (2015) Endkadenz Vol. 2

Il primo volume di Endkadenz è stato accolto con un “bentornati” quasi unanime: vario, stimolante, un ascolto impegnativo per la mole di effetti che lo accompagna ma formato da canzoni inattaccabili, in bilico tra imprevedibilità e melodie vincenti. Sette mesi dopo ecco la seconda parte, gemella per alcuni aspetti, più muscolare e selvaggia per (molti) altri: un lavoro che si lascia avvicinare con “Cannibale” e il suo sentore di ritornello per poi subito scappare via, godendosi un ascoltatore perso tra jam session folgoranti (“Colle Immane”) e meravigliose ballad, fatte di spazi sterminati e una batteria come sempre portentosa, mai così nevrotica (“Dymo”). Orientarsi, evitare di essere sopraffatti dal nuovo contorno sonoro richiede determinazione: l’album avanza compatto, concentrato più sulla forza bruta che su stacchi e strane invenzioni, abbattute da chitarre prima totalmente scure (“Colle Immane”) poi messe al servizio di “Troppe Scuse”, raggio di sole che allenta una tensione fin troppo elevata durante l’ascolto: “Nevischio” qui non c’è, “Un po’ Esageri” neanche e l’ironia dobbiamo aspettarla fino al “Waltz del Bounty”, in chiusura, con la sua improbabile citazione. In mancanza di vere spalle amiche bisogna quindi aggrapparsi a “Nera Visione”, disarmante, sospesa e forse l’apice delle creazioni di Alberto al piano che ci accompagna verso la seconda parte del disco. È l’unico episodio con il quale si riprende fiato e ci si libera da un’acidità a volte eccessiva, fatta ingerire a forza in grandi quantità fino allo sfinimento. Un po’ esagerano, appunto, ma lo stimolto al riascolto è forte perchè i dettagli sono ovunque, pronti per essere colti anche lì dove sembra di trovare poco altro oltre al riff portante.

Endkadenz vol.2 si può dire il volume indie dei due, intendendo la parola come poca propensione a melodie e soddisfazione immediate, elementi di fatto già sviluppati nel primo disco: in futuro, quindi, potremmo trovarci a sviscerare con più piacere questo monolite al posto del suo fratello dall’anima pop. Sarà come sempre il tempo a confermarcelo.
Ciò che sappiamo già, invece, è che il divario tra i Verdena e il resto della scena rock italiana continua ad aumentare: i mezzi tecnici sono di certo superiori rispetto ai colleghi indipendenti ma è nella costruzione delle canzoni che i ragazzi hanno una marcia in più: il talento melodico di Alberto Ferrari, la solidità di basso e synth unite alle fenomenali tracce di batteria del fratello Luca sono un mix che nessuno in questo momento può vantare nel nostro paese. Il gruppo fa discutere su ogni aspetto, come giusto che sia, ma continua una carriera in costante evoluzione e ascesa, impeccabile finora. Dopo un doppio lavoro come questo, il prossimo passo sarà difficile da prevedere: godiamoci intanto l’ennesima conferma della band bergamasca, ancora una volta degna di elogi, ancora una volta memorabile.

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Verdena (2015) Endkadenz Vol. 2

Verdena

Endkadenz Vol. 2

2015 • italian alternative

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo