Babalot • Dormi O Mordi (2015)

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Nome d’arte preso in prestito da un vecchissimo fumetto di Nathan Never, Babalot, al secolo Sebastiano Pupillo, è il tipico musicista bordeline, poco disposto al compromesso e pronto ad entrare in sala di registrazione solo nel momento in cui sente di avere davvero qualcosa da raccontare. Sparito totalmente dalla circolazione nonostante i buoni riscontri ottenuti grazie a due dischi pubblicati a metà degli anni zero, riappare un po’ a sorpresa nel 2011 col mini album Non sei più, decide di nascondersi per qualche tempo ancora e dopo altri quattro anni torna finalmente sul serio, con un lavoro ancora più difficile da inquadrare degli illustri predecessori. Dormi O Mordi è senza dubbio un album discontinuo e imperfetto, ma estremamente vitale, dimostrazione di idee da vendere ed invidiabile chiarezza di intenti. Attitudine lo-fi tipica di chi nella vita ha fatto indigestione di certa musica alternative – soprattutto a stelle e strisce – accompagnata da testi scanzonati e surreali, molto meno banali di quanto ad un primissimo ascolto potrebbe sembrare. Rino Gaetano ubriaco che cazzeggia tra folk stralunati (il singolo “Riccardo”), appiccicosi ritornelli pop (“Macchina”) e inaspettati assalti punk all’arma bianca (“Liberarsi”), andando a braccetto di volta in volta con Sebadoh, Pavement e Beat Happening: Babalot è tutto questo. Bentornato.

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Babalot (2015) Dormi O Mordi

Babalot

Dormi O Mordi

2015 • alt rock cantautorale

70
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo