Umberto Maria Giardini • Protestantesima (2015)

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Senza girarci troppo intorno: il nuovo album di Umberto Maria Giardini è esattamente quello che ci si poteva aspettare dal fu Moltheni. Un disco solido e ispirato, scosso da qualche inquietudine elettrica in più rispetto al recente passato, che ci mostra un artista ancora in salute e con tante cose da dire, nonostante il rischio di rimanere intrappolato da una cifra stilistica oramai sviscerata in ogni possibile sfaccettatura sia sempre dietro l’angolo. Dieci nuove composizioni oscure e sognanti, pervase da una psichedelia soffusa ed impreziosite da alcune notevoli code strumentali (“C’è chi ottiene e chi pretende”; “Pregando gli alberi in un ottobre da non dimenticare”), dalle quali traspare ancora una volta la visione disillusa della vita e dei suoi accadimenti di questo cantastorie di culto, dotato di una poetica tutta particolare, nella quale parole taglienti e dirette si accompagnano ad ossimori e immagini raffinate, a riprova di un grande amore per la lingua italiana e di una accurata ricerca dei vocaboli utilizzati. Tra gli episodi più riusciti, oltre all’omonima title track ed all’accorata “Seconda Madre”, forse la canzone nella quale Giardini riesce a scavare più in profondo, da segnalare “Il vaso di Pandora”, brano che rappresenta una polemica – neanche troppo velata – verso la Piccola Iena di Manuel Agnelli e dei suoi Afterhours.

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Umberto Maria Giardini (2015) Protestantesima

Umberto Maria Giardini

Protestantesima

2015 • canzoniere

76
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo