Verdena • Endkadenz Vol. 1 (2015)

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Un percorso improntato unicamente all’evoluzione, quello dei Verdena, che album dopo album hanno lasciato per strada molte grosse influenze facendosi sempre più personali, meritevoli di compiere quel passo decisivo verso le realtà maggiori della Penisola. Artisticamente parlando fu Requiem il primo vero scossone, con WOW come successore e album della definitiva emancipazione: sono ormai anni che Alberto Ferrari e soci cercano di farci capire che ogni loro mossa sarà diversa da quella precedente e porterà con sè, ogni volta, un insieme di canzoni sempre più memorabili. Stavolta, finalmente, l’hanno fatta grossa.

Endkadenz si potrebbe vedere quasi come un’unione di quegli ultimi due lavori: i riff e il nuovo approccio alle canzoni, le bombe atomiche e la maggiore complessità nella scrittura. Questo, almeno, per una buona metà del disco: gli stacchi di “Sci Desertico”, l’apertura degna dei Nine Inch Nails più selvaggi in “Derek” e le deflagrazioni di “Rilievo”, alternate a tappeti di tastiere e rapidi tocchi di batteria, sono tutti momenti per chi dopo “Isacco Nucleare” aveva faticato a trovare stimoli nell’ascoltare un gruppo che aveva voglia, e bisogno, di rischiare tutto e porsi in maniera più trasversale rispetto a ciò che aveva rappresentato fino a quel momento. C’è molto altro, però, perchè quelle che erano le canzoni più interessanti di WOW, su tutte “Grattacielo”, trovano qui un’evoluzione e uno sviluppo ancora più marcati: “Diluvio” è tanto sconfinata nelle melodie quanto straniata nei suoi abbellimenti di archi, “Alieni fra di Noi” combina spazi e chitarre, “Nevischio” non ha punti deboli e si pone come uno dei vertici della scrittura di Alberto.

Intorno, un mare di distorsioni, echi e delay. Spesso nello stesso momento. Un disastro? No, grazie a un mixaggio attento che trova il modo di lasciare parecchio spazio libero alle melodie, libere di vagare come in “Contro la Ragione”, forse l’esempio migliore dell’equilibrio raggiunto nei suoni. La voce si fa abrasiva, gli strumenti pure e far girare questo album libero nel proprio impianto significa passare un’ora che difficilmente ricordavamo così piacevole e costante nella qualità con un album italiano.

Nessun calo, quindi? Possiamo al massimo guardare verso “Inno del Perdersi” e “Funeralus”, colpevoli di essere state messe lì, in chiusura, quando ormai l’ascoltatore è stato ampiamente conquistato. Di certo c’è che il ritmo rallenta, prima tra chitarre quasi stoner poi accompagnato da strati di melodie e beat elettronici ma non si può dire l’effetto che faranno domani, tra qualche mese, o in sede live. Dove li aspettiamo, non al varco ma in mezzo alla folla, pronti a essere investiti dalle mille facce di questo primo volume che fa centro pieno e aumenta l’attesa per il secondo: un rischio, un potenziale nuovo grande album, chissà. Per ora, l’anno Made in italy è tutto dei Verdena.

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Verdena (2015) Endkadenz Vol. 1

Verdena

Endkadenz Vol. 1

2015 • flare-up rock

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo