Zu • Cortar Todo (2015)

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A sei anni da Carboniferous e dopo un ep che dava pochi elementi per una valutazione ritornano gli Zu con un nuovo full length. Il cambio dietro le pelli ha in parte spostato le coordinate dei romani, con il forte senso del groove che veniva perfettamente bilanciato da una tecnica invidiabile ora mutato in potenza al servizio della tecnica. I redivivi Zu sono una potenziale band grind che spogliatasi dalle distorsioni della chitarra, macina furiosi inserti di sax baritono grazie al fiato di Luca Mai. Questa formula funziona solo parzialmente, come in “Rudra Dances Over Burning Rome” e “Orbital Equilibria”, dove riff monumentali fanno il paio con ritmiche muscolari. Il resto del disco però non va oltre al mero esercizio di stile che lascia veramente ben poco, con alcuni brani come la titletrack che proprio non si capisce dove vogliano andare a parare. Fortunatamente nelle parti più atmosferiche(“A Sky Burial”) si riesce a resistere nell’ascolto grazie a momenti di irrequietezza minacciosa. L’insieme si salva dall’insufficienza grazie al mestiere dei nostri, abili nel creare comunque un lavoro carico di tensione e carica agonistica. Serbian ha dovuto accolarsi il compito difficile di rimpiazzare Battaglia, non riuscendo a conquistarci con il suo stile così secco e potente. Se non avessimo avuto il piacere di sentire i lavori passati probabilmente ci porremmo diversamente nei confronti di Cortar Todo, ma l’ombra di ciò che è stato è davvero troppo ingombrante al momento.

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Zu (2015) Cortar Todo

Zu

Cortar Todo

2015 • grind jazz

60
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo