Platonick Dive • Overflow (2015)

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Platonick Dive (2015) Overflow

Secondo capitolo della discografia platonica, quella post rock e targata Italy, che dopo aver disegnato un suo profilo nel 2013 ritorna, come da titolo, straripando, traboccando dal contenitore designato, per includere nel proprio panorama ispirazioni (inondazioni) più genuinamente elettroniche, soprattutto a livello ritmico, con abbondanza anche di campionamenti vocali e suoni celati un po’ dovunque – orchestrati e allestiti con cura, direi quasi dedizione. In realtà le premesse c’erano, già evidenti, in Therapeutic Portrait, che per quanto “classico” (nel senso post rock del termine) già aveva in sé una abbondante controparte elettronica – perché le anime sono tre, ma il farmaco è quadri – se vogliamo parlare di terapia dell’animo.

La pratica è più semplice della teoria: chitarra sì costante ma non invasiva, molto pianoforte, tastiere, suoni non meglio identificati, eccetera, ma senza dimenticare le dovute cavalcate noise, che come sempre arrivano, anche se più contestualizzate, meno gratuite. Ciò che colpisce di più in questo disco è l’intricata morfologia sonora, la quantità di cose che avvengono contemporaneamente, e condensate in pillole da non più di quattro minuti e qualcosa (“Mirror” al n°7 unica eccezione). Se c’è una cosa di cui molto post-rock difetta è la concisione. I Platonick Dive del 2015 ce l’hanno altroché, e questo gioca immediatamente a loro vantaggio. L’album scorre via, liquido (per l’appunto) e coeso, ritmatissimo, lascia poco respiro e poco tempo per pensare, diviene: le variazioni interne dei brani si susseguono senza remore, tutto muta, e ok, panta rei, ma con una coerenza di fondo che fa di questi 12 brani un’unica sostanza. Insomma, un prodotto al contempo organico e sfaccettato.

L’unica cosa che manca è, forse, qualche episodio che veramente riesca a spiccare in mezzo al contesto, qualche altro pezzo davvero forte in sé e per sé oltre all’apripista “Spoken Noise”. Di questo si sente la mancanza specie nella seconda parte… ma in ogni caso pezzi come “Geometric Lace” e “Backing Home Boulevard” sono vere e proprie chicche, specie considerato tutto quello che portano con loro a livello di significato – prima un riferimento alla California, primo stato a legalizzare la marijuana per scopi medici nel 1996, e poi “Junkie”, di William Burroughs, da cui deriva il celebre “avere la scimmia”.

“What happens to your perception of reality? – Practically not existent”

Insomma il viaggio è e vuole essere anche interplanare. Già di per sé “tuffo platonico”, se lo si interpreta come dal mondo-delle-idee fino alla realtà, implica qualcosa di simile – oppure, al contrario, quando la realtà intorno a te si volatilizza, verso un personale tipo di oltre, quel tanto di iperuranio che possiamo permetterci nel ventunesimo secolo. Di buono c’è che questo Overflow, nella realtà dell’esperienza, ci entra, e in tutta dignità, e probabilmente non ha voglia (né motivo) di uscirne.

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Platonick Dive (2015) Overflow

Platonick Dive

Overflow

2015 • post rock

75
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo