Nero di Marte • Derivae (2014)

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Nero di Marte (2014) Derivae

Dopo il sorprendente lavoro omonimo dello scorso anno, i Nero di Marte confermano quanto di buono hanno già mostrato in giro per il mondo. Derivae è un lavoro più maturo e meno orecchiabile – in senso benevolo – e lascia ancora una volta sbigottiti, sia per la sensibilità musicale che ne viene fuori, sia per la voglia di oltrepassare ogni limite concettuale imposto dagli stilemi ormai stantii del genere. E, francamente, nessuno nel mondo concepisce un metal paragonabile a quello composto da questi quattro ragazzi nel 2014. Si tratta di un ritorno impetuoso e omogeneo: diversamente da Nero di Marte, la forma canzone è ancora più trascurata e le sette tracce scorrono come un fiume in piena di oscurità e pesantezza da ascoltare senza interruzioni. Si può dire che l’unico punto di contatto, nonchè punto d’origine di Derivae sia la traccia omonima del primo lavoro dei bolognesi. Difatti, i nostri dedicano molta più attenzione alla costruzione di climax e atmosfere, riuscendo in pieno a coinvolgere tramite dissonanze perlopiù lente e granitiche. Il combo italiano è riuscito a concepire un lavoro tragico, colmo di pathos, silenzi e ossessività claustrofobiche, in cui le odierne concezioni di death, black e post metal vengono evolute ad uno stadio successivo volto alla formazione di un’apocalisse sonora che, siamo certi, in pochi sanno ricreare. 

Questo viaggio alla deriva inizia con “L’Eclisse”, una delle tracce più legate al passato dei nostri in quanto composta svariato tempo addietro. Ma ciononostante, si intuisce che qualcosa è cambiato. La batteria di Marco Bolognini si fa meno impetuosa, ma rimane sezionata in pattern sempre complicati dallo stampo più musicale e atmosferico, seguendo quasi l’esempio – inconsapevolmente – di Jaime Saint Merat degli Ulcerate. Le liriche di Sean Worrell si fanno ancora più ricercate e particolari, contribuendo a incrementare questo vero e proprio teatro dell’abbandono delle speranze umane – e l’uso della lingua italiana dona un apporto fondamentale allo scopo. Gli intrecci chitarristi tessuti da Francesco d’Adamo si fanno pachidermici e disturbati, mentre il basso di Andrea Burgio è un’essenziale lama tagliente resa ancora più affilata da riverberi e delay (questo risulterà ancora più chiaramente con l’avanzare delle tracce). “Clouded Allure” continua a ricreare questo vuoto che prende sempre più forma e sfocia nel buco nero sonico di “Pulsar”, vero e proprio gioiellino di Derivae, con i suoi numerosi momenti di quiescenza tra sospensioni pesanti come marmi e distorsioni brutali. “Dite” sembra nascondere una struttura feroce e frastagliata che richiama i Meshuggah di Kolossus, ma ancora una volta la sensibilità compositiva dei nostri sfocia generando un’altra traccia caotica e dal sapore esteticamente potente. “Simulacra” si muove sulle stesse coordinate dei precedenti pezzi, ma suona sempre fresca e intrigante, grazie alla bravura dei Nero a creare climax sempre spontanei e per nulla scontati. Ma la vera catarsi arriva con le due tracce finali, “Il Diluvio” e “Those Who Leave”, vero compendio di quel che sono i Nero di Marte e probabile manifesto di quel che questa creatura mutaforma potrebbe ancora diventare. Due vere e proprie suite atmosferiche e ermetiche, in cui il cantato di Sean si manifesta all’apice della sua teatralità: l’ascoltatore è avvolto da ambienti cupissimi ed è trascinato verso un vortice di disperazione. Ma alla fine non c’è alcuna salvezza, c’è solo una zattera su cui vagare per i mari, dopo avere attraversato mælströms, tempeste e mostri d’ogni genere. Abbandonati a noi stessi ed al proprio destino sempre più incerto.
Grande merito della resa sonora di questo lavoro mastodontico va dato a Paso dello Studio73, grazie alla sua produzione puramente analogica che ha contribuito a creare un disco vivo e pulsante.

Spesso abbiamo elogiato gli ultimi scampoli di metal credibile e fresco degli ultimi anni, ma raramente abbiamo sentito un lavoro così personale e peculiare come Derivæ, vera e propria gemma della musica dura di questi anni malamente tribolata e spesso criticata per essere così chiusa e limitata dall’uso stilemi inamovibili, privi di possibilità evolutive. Non è insensato a questo punto indicare accanto a nomi più blasonati e fondamentali del metal di questi anni – Ulcerate, Gojira, ISIS, Mastodon, per fare qualche nome – anche il quartetto bolognese. Inoltre, visto cosa ne è venuto fuori, non ci preoccupiamo nemmeno per quanto questa ventata di novità possa durare. Oltre ogni avversità, i Nero di Marte – orgoglio di casa nostra – mostrano che non tutto è perduto: basta lasciarsi trascinare via verso l’inferno della mente.

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Nero di Marte (2014) Derivae

Nero di Marte

Derivae

2014 • post tragic metal

87
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo