Casino Royale • Io e la mia ombra (2011)

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Era dalla fine del 2006, dopo quasi 10 anni di inattività, che i Casino Royale non ridestavano l’attenzione intorno a loro e al loro percorso evolutivo. Reale era un album con la solita ricerca di suoni e arrangiamenti, devoti però più alle scuole del RnB e del soul/pop su cui la band sapeva muoversi così liberamente da non dover pagar dazio o dare spiegazioni a nessuno. In Io e la mia Ombra tornano il dub, il reggae e la black music, pilastri portanti di una base solida da cui ripartire (forse nel 2006 non si poteva rischiare troppo) con versanti tanto pop quanto prettamente elettronici. Ci accorgiamo che la storia che si è voluta raccontare vive, ancora di più in questo album (quasi come per Sempre più vicini e CRX), di un’esposizione artistica che è propria dei Casino e che ha sempre colpito fan e critica per una sua naturale inclinazione a non voler mai suonare come prima, accentrando l’attenzione su chi e cosa stia suonando maggiormente negli stereo/lettori dei 4 di Milano (Tv on the Radio, Ghostpoet, Twin Shadow e il suo Forget addirittura inseriti nelle immagini profilo della band). Se da una parte conoscevamo facilmente le potenzialità del loro suono, dall’altra è innegabile che in canzoni come “Senza il Tempo” sia stato l’aiuto sintetico delle macchine il vero tratto distintivo, capace di far muovere testa e piedi all’unisono, facendo risaltare brillantemente le capacità di ogni singolo componente del gruppo, con performance convincenti anche nelle prime uscite recenti di concerti e live a cui hanno partecipato. Il singolo “Io e la Mia Ombra” è quello che i CR hanno sempre fatto e che hanno sempre portato avanti: contaminazione, ricerca e stile, groove serrati con promiscuità tanto dub quanto elettroniche, e una spiccata attitudine nel sentirsi ancora a pieno una band capace di trattare con cura l’urgenza artistica e il gusto nel proporla (testi e concetti in primis). “Senza il Tempo” e “Il Fiato per Raggiungerti” dimostrano le intenzioni dietro questa nuova uscita perché non ascrivibili a nessun genere del panorama italiano pur risultando a pieno due canzoni impossibili da non voler cantare dopo pochi ascolti. “Io vs Te” e “Ora Chi Ha Paura” tracciano bene la forma e l’espressione che si è cercato di disseminare con liriche da far gola, specie a chi è spesso e volentieri in heavy rotation nei grandi canali di tv e radio nostrane. In “VIVI” e “Il Rumore della Luce” ci si ferma per un attimo, per  farci sorprendere da testi raccolti, recitati nel secondo caso, distesi su suoni e suggestioni a volte cupe (“VIVI” è la vera candidata a diventare una canzone status alla pari di “Suona ancora” ) che parlano all’anima di chi ancora non riesce a completarsi, inserito nei ritmi urbani del mondo che vediamo, ma anche di quello suo personale. In generale, l’intera tracklist dell’album, sin dal singolo apripista, possiede una forza persuasiva convincente e in grado di catturare ascolto dopo ascolto, dove il pop tanto citato diventa riconoscibile non in primo piano, come sintomo visibile di una malsana vanità autoreferenziale. “Stanco Ancora No” e “Città di Niente” sono gli ultimi due brani: ed ecco i linguaggi del reggae e del funk che ancora una volta ci restituiscono la condizione ultima di una band che ha sempre saputo rinnovarsi e che ha sempre sfidato se stessa, partendo da ciò che ancora non era così ben definito in Italia, raccogliendo magari meno, ma risultando spesso felice per avere forma e fiato per raggiungerci, e sorprenderci.
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Casino Royale (2011) Io e la mia ombra

Casino Royale

Io e la mia ombra

2011 • royale sound

70
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo