Vinicio Capossela • Marinai, Profeti e Balene (2011)

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Vinicio Capossela prosegue il suo personalissimo percorso artistico pubblicando la sua nuova interessante fatica, Marinai Profeti e Balene, dando un seguito a Da Solo, uscito nel 2008. L’opera ciclopedica (doppio compact disc), pubblicata a distanza di oltre vent’anni dall’esordio All’Una e Trentacinque Circa, riprende il discorso intrapreso con Ovunque Proteggi e interrotto (momentaneamente) con Da Solo. E’ un viaggio carico di valenze esistenziali il tema dell’album, che veicola tutte le domande che tormentano l’uomo sin dall’antichità. In Marinai Profeti e Balene la metafora utilizzata a simboleggiare il limite tra l’umano e il divino è la figura di Leviatan. Il Leviatano, la balena biblica, qualcosa di mostruoso e fuori misura, al di là della portata dell’uomo: soltanto Dio potrebbe affrontarlo. Solo la Ragione superiore può “tirare fuori Leviatan con un amo” oppure “forare le sue mascelle con una spina”. Capossela si affida alla letteratura marinaresca (“quello che mi piace delle storie di mare è che non sono mai del tutto verificabili”, affermerà Vinicio), e sono i profeti, gli aedi, i marinai, le sirene, i ciclopi, polpi in amore e uomini valorosi a cantare gli amori, le battaglie, i presagi, la morte, la solitudine e le tentazioni umane.L’eclettico cantautore mette in gioco tutto se stesso per tessere le storie di Marinai Profeti e Balene. C’è la Divina Commedia di Dante, Cuore di Tenebra di Conrad, La Sirenetta di Andersen, Scandalo negli Abissi di Celine, Odissea di Omero, Moby Dick e Billy Budd di Melville e ovviamente la Bibbia, un testo che ha prepotentemente preso campo nella vita artistica di Vinicio a partire, non a caso, da Ovunque Proteggi. La fantasia, la cultura e la genialità fanno di Capossela il cantautore italiano più visionario di tutti i tempi. “Il Grande Leviatano” (la preghiera che intona Padre Mapple nella cappella del baleniere), “La Bianchezza della Balena”, “Billy Budd”, “I Fuochi Fatui”, “Vinocolo”  – il brano più tarantolato – “Aedo”, “Dimmi Tiresia”, presentano un Vinicio sempre più preda di visioni nautiche, bibliche, infernali, che ondeggia sempre di più sul sottile filo che divide il suo mondo musicale dal teatro, rinnovando quella tradizione tanto cara a Giorgio Gaber (anche se l’approccio di Marinai Profeti e Balene richiama a gran voce anche alcune opere di Fabrizio de Andrè).

Non mancano le ballate, che avevano fatto di Da Solo il suo lavoro più silenziosamente intimista, come “Le Pleiadi”, nella quale Vinicio da voce a Penelope e l’elegante “Le Sirene” che chiude magistralmente il disco. Il seme di questo disco è da rintracciare ne “La S.S. dei Naufragati”, presente in Ovunque Proteggi del 2006, brano ispirato alla Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge (che di mare se ne intendeva), dove Vinicio recitava in preda a una furia cieca, quasi a presagire il delirio di Achab ne “I Fuochi Fatui”, presente nel nuovo disco. Sono presenti anche momenti più distensivi e fiabeschi, ai quali Capossela non ha mai rinunciato,alt come “L’Oceano Oilalà”, “Pryntyl”, “La Madonna delle Conchiglie”. Non è un caso, forse, se proprio questi ultimi pezzi citati sono i punti più di stanca e in cui si fatica più a scorgere l’ispirazione che invece spicca nel resto del disco. Qui il nostromo Vinicio si protegge con mestiere dietro la forma canzone che già in Da Solo (“Il Paradiso dei Calzini” salta immediatamente alle orecchie) denotava un calo di qualità rispetto alla sempre più vasta discografia dell’artista italiano più eclettico degli ultimi anni. L’utilizzo del coro è peculiare e conferisce un’aura solenne, riuscendo nel tentativo di portare l’ascoltatore in un mondo epico e fantastico. Come al solito, numerosi sono gli strumenti musicali coinvolti nella registrazione (percussioni, lyra, banjo, il solito pianoforte, chitarre, arpa, boulgari, bendir, theremin, kalimba, contrabbasso, oboe, marimba, ma anche semplici oggetti come strumenti giocattoli, bicchieri, catene e molti altri), e le parti magistralmente cantate e recitate dimostrano quanto Vinicio sia ormai capace di interpretare, facendola rivivere, una storia. La performance del cantautore è il fiore all’occhiello di Marinai Profeti e Balene che diventa così un lavoro completo, che gli somiglia profondamente, e, grazie alla sensibilità poetica di Vinicio, è un viaggio estremamente emozionante. Ovviamente ci vuole fegato per inoltrarsi con Capitan Vinicio e la sua ciurma in questo viaggio. Non tutti possono salire sul “Pequod” di Achab/Capossela. Se l’ascoltatore non ricompenserà Vinicio dello sforzo intellettuale da lui compiuto per scrivere questo racconto, ripercorrendo lui stesso le rotte percorse dal Capitano, vorrà scendere dalla nave non appena salpata l’àncora. Si butterà a mare e, spaventato, nuoterà verso coste più sicure. Ma la grandezza di Marinai Profeti e Balene è anche questa. Il suo essere, orribilmente, fuori misura.

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Vinicio Capossela (2011) Marinai, Profeti e Balene

Vinicio Capossela

Marinai, Profeti e Balene

2011 • songwriter opera

78
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo