Ofeliadorme • Bloodroot (2013)

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Per il titolo del loro secondo disco, gli Ofeliadorme scelgono il nome di un fiore candido ed elegante (Bloodroot o Sanguinaria Canadiensis) le cui radici se recise secernono un liquido rosso simile al sangue. Un simbolo che la cantante della band porta tatuato su un braccio e che rappresenta in modo metaforico/sinestetico il carattere di questi nove brani, posati ed aggraziati ma con il potenziale per affondi in intensità e charme. Il tono generale è adagiato su un limite di indeterminatezza, pervaso da una tensione sospesa, come una goccia che sta in bilico e non sa se continuare a restare appesa per un soffio o cadere. E’ un disco nel quale i testi vogliono essere importanti e sono dunque raccontati con una voce che accompagna ogni parola con amorevole cura. Gli arrangiamenti sono poco invasivi, lievi; ogni elemento compositivo si rivela in modo semplice e lineare. La limpidezza del suono è privilegiata, cullata dalla chitarra ora acustica ora vellutatamente elettrica. Le melodie a volte increspano soltanto il pelo dell’acqua, ma è quando affondano con un po’ più di decisione che svelano la loro parte migliore, di carattere, come nell’efficace tripletta “Ulysses”, “Predictable”, “Stuttering Morning”. Si segnalano inoltre ospiti importanti nel disco: Angela Baraldi, Vittoria Burattini, Bruno Germani, Marcello Petruzzi e Alberto Poloni.

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Ofeliadorme (2013) Bloodroot

Ofeliadorme

Bloodroot

2013 • charming rock

73
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo