Bachi da Pietra • Quintale (2013)

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La metamorfosi dei Bachi è giunta a un nuovo stadio. Che siano diventati crisalidi? Il paragone entomologico è quasi d’obbligo alla luce della passione Giovanni Succi, chitarra/voce del duo che si completa con Bruno Dorella: gli insetti fanno da trait d’union nel disco, e più in generale nella storia del gruppo. Ci troviamo in mezzo a “Coleotteri” che fuggono al ritmo thrash metal con un riff che neanche i Metallica di metà anni Ottanta! Facciamo la conoscenza di “Paolo il tarlo”, ode all’artropode rosicchiatore accompagnata con una furiosa chitarrona stoner. Le stesse atmosfere compaiono anche in “Sangue”, dove il doom fa da cornice alla storia ironica e cruenta dell’insetto ingiustamente schiacciato su un selciato, con i Melvins che fanno capolino dalle retrovie. E metamorfosi è probabilmente il termine più adatto per descrivere il mutamento avvenuto nello stile dopo i quattro (ottimi) precedenti LP, se si guarda al susseguirsi di generi e suoni toccati in questo lavoro. La premiata ditta Succi/Dorella funziona ancora e si reinventa con sapienza, forse anche grazie ai consigli di collaboratori esterni come Giulio Favero, che produce il disco, lo registra in analogico e mette lo zampino con la chitarra e la voce in alcuni pezzi. Il blues rock minimale che era intriso di atmosfere sulfuree, mefitiche e spazi angusti, ora si riempie di suoni più aperti e contaminati (ma attenzione, non è di certo la svolta commerciale), testi come al solito ispirati e dai molteplici livelli di lettura. L’ascolto dell’intero Quintale è un continuo saliscendi di ritmi serrati interrotti da pezzi che fanno rifiatare e alleggeriscono (ma i testi sono sempre densi), come “Enigma”, una particolare lista di ringraziamenti, “Fessura” e “Mari lontani”. Arrivare alla fine è più facile che mai, e la voglia di cominciare da capo per scoprire i dettagli che si nascondono dietro al primo ascolto è forte. Anche solo per sentire il suono.

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Bachi da Pietra (2013) Quintale

Bachi da Pietra

Quintale

2013 • italian blues rock, indie

80
/100

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Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo