Talk Talk • Spirit of Eden (1988)

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Prenditi un’ora. Lascia da parte tutti i pensieri. Accendi il lettore CD. Indossa le cuffie più comode e lascia girare Spirit of Eden. Forse basta solo questo. Oppure ha bisogno di un sabato notte di ritorno a casa solitario, dopo un serata che non è andata come speravi. Intorno ci dev’essere silenzio, ma vedrai che al volume giusto sarà in grado di ritagliarsi il suo spazio, creando il silenzio attorno a sé, zittendo chiacchiere inutili, pensieri fastidiosi, rumori volgari e inopportuni.

Spirit of Eden non è solo un viaggio nelle riflessioni, nella malinconia e nella dolcezza di Mark Hollis e compagni, ma un’opera che nel 1988 andava al di la’ dei generi. Se Laughing Stock, il successivo e ultimo capitolo dei Talk Talk, è non a torto considerato fondamentale precursore del post-rock, questo è l’album da dove Laughing Stock prende forma e sostanza, e soprattutto il momento in cui i Talk Talk decidono di fare un salto in alto, verso l’Olimpo dei più grandi del rock. Ancora oggi musica come l’escalation di “Eden” suona epica e stupefacente, dotata di una classe davvero fuori dal comune.

Le tracce che compongono l’album sono quattro, con la prima divisa in 3 parti per questioni di praticità di ascolto. Nel trascorrere della musica la forma-canzone tanto cara nei vecchi successi synth pop della band viene spezzata senza rimorso, in favore di ritmi jazzati e melodie dilatate, in cui suoni e colori sono i più disparati e in taluni casi inconsueti che l’immaginario rock dell’epoca potesse prevedere. Ecco dunque un oboe, delle note di pianoforte, ovvie chitarre acustiche ed altre rumorosamente elettriche, mescolate a fiati, archi ed anche un’armonica. Accade che una melodia venga lasciata in sospeso, per poi essere brillantemente ripresa dopo una divagazione jazz sul tema. E la voce di Mark Hollis – mai così suadente – basterebbe da sola a creare un’atmosfera tanto evocativa e trasognata. Le percussioni di Lee Harris prendono il posto degli algidi sintetizzatori sfiorandoti ogni tanto: sembrano toccarti, accarezzarti. Pare di essere lì.

La versione integrale della più nota e diretta traccia del disco, “I Believe in You”, raddoppia con la sua durata effettiva il piacere d’ascolto. Ci troviamo di fronte a qualcosa che sembra davvero essere creato per dare la pace, un’autentica esperienza sensoriale che sazia anche senza essere integrata di altri elementi. La calma che riesce a donare “Wealth” è l’occidentale risposta agli insegnamenti del più illuminato bramino. Lo spirito di libertà si muove comunque entro sessioni jam modulate saggiamente, come avviene in “Desire”, brano simbolo del distacco dal precedente corso dei Talk Talk.

 

Si tratta di un album celestiale che risponde a suo modo addirittura al dream-pop, ma soprattutto che crea un cerchio isolante attorno al genio Hollis e soci, in grado di tenerli distanti da ogni cosa importante che stava accadendo e morendo in quel decennio, non senza rilanciare verso un futuro che forse non è mai stato veramente abbracciato da altri. Si potrebbe dire che i Talk Talk sono i Radiohead della generazione precedente, il gruppo pop in grado di elevare e sostituire la propria forma d’arte in qualcosa di ancor più unico e puro, astratto. Sono come Cezanne, le cui ricerche formali hanno certamente anticipato la rivoluzione cubista. Eppure non importa poi così tanto quanto siano stati rilevanti nel porre le basi di nuovi movimenti. Perché Spirit of Eden non è avanguardia scaduta e superata, tutt’altro. Ancora oggi mantiene il suo fascino etereo e misterioso. Banalmente, si tratta davvero di uno dei migliori album che il rock abbia mai partorito. Ciò non può essere detto diversamente, e allo stesso tempo significa che sarebbe da folli non possederne una copia.
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Info
Talk Talk (1988) Spirit of Eden

Talk Talk

Spirit of Eden, 1988

Produzione: Tim Friese-Greene

Etichetta: Parlophone/EMI

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Tracklist
01. The Rainbow
02. Eden
03. Desire
04. Inheritance
05. I Believe in You
06. Wealth
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo