Mercury Rev • Yerself Is Steam (1991)

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Tra gli album della stagione del rumore, quella che investì gli USA e le isole britanniche a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90, accanto ai tanti capolavori che caratterizzarono quel periodo va assolutamente ricordato anche Yerself Is Steam, esordio dei Mercury Rev. Nel 1991 la maggior parte di noi non era ancora musicalmente capace di intendere e di volere, per cui è inutile far finta di esserci stati; la nostra fortuna, semmai, è stata quella di poterci affezionare senza costrizioni ambientali (ma non senza difficoltà in certi casi, a dire il vero) ad album come Loveless, Screamadelica, Just for a Day o lo stesso Yerself Is Steam, piuttosto che a forme rock poi fortunatamente cadute in disuso o tristemente degenerate, in quanto incapaci di rinnovarsi – ma di questo già ne avevamo parlato in occasione dei tanti ventennali festeggiati nel 2011. Stretti i rapporti che legavano i Mercury Rev all’altra grandissima formazione psichedelica americana degli anni ’90, i Flaming Lips: Dave Fridmann era stato il produttore di quasi tutti i loro lavori, oltre che dei propri, mentre Jonathan Donahue, prima ancora di manifestare la propria viscerale passione per gli animaletti del bosco, aveva prestato la sua chitarra per In a Priest Driven Ambulance e Hit to Death in the Future Head. I raccontini enciclopedici e cronologici però li lasciamo a chi di dovere, chiudiamo qui questa piccola parentesi che serviva solamente a sottolineare come, al solito, the pieces fit.
La formula psichedelica di Baker, Donahue, Fridmann, “Grassoppher”, Thorpe e Chambers crea ancora oggi stordimento e alienazione, definisce un ambiente a metà tra il sogno e l’incubo, un universo profondamente malato in cui il rumore di fondo è l’unica costante cui ci si può aggrappare; ad un certo punto diventa un elemento addirittura rassicurante, mentre le varie “Very Sleepy Rivers” e “Blue and Black” appaiono morbide ed accoglienti, soprattutto se paragonate al delirio incontrollato di “Sweet Oddysee of a Cancer Cell t’ th’ Center of Yer Heart” o “Syringe Mouth”. La stessa “Sweet Oddysee” fa parte di un terzetto di trip capolavoro assieme a “Chasing a Bee” e “Frittering”. Ed ecco, appunto, l’interminabile “Frittering” è l’unico pezzo di Yerself Is Steam che è permesso ascoltare in loop senza per forza giocarsi un discreto quantitativo di preziosi neuroni. Succede, quando indovini la melodia e metti insieme alla perfezione i pezzi; it’s just that simple, avrebbe detto qualcuno. L’album nel suo complesso è tirannico, impone il compromesso piuttosto che lasciarne intravedere la possibilità, nei momenti più caotici inibisce persino la capacità di ragionamento e si oppone con decisione al vecchio concetto di progressive. Qui è tutto istinto, non c’è il tempo di progettare cambi di tempo e di umore: semplicemente avvengono; l’essenza del rock, in fin dei conti, ed è quasi paradossale che fosse tutta qui dentro mentre venivano acclamate ben altre divinità.

 

Quando David Baker lasciò la formazione, il compito di dare una direzione ai Mercury Rev restò a Donahue, e quella fu la circostanza che lanciò la band verso la vera popolarità all’epoca dell’uscita di Deserter’s Songs, un album completamente diverso (se non addirittura opposto) rispetto a quello del 1991, ma senza ombra di dubbio un altro validissimo centro. Yerself Is Steam, però, resta sostanzialmente unico, espressione di una straordinaria e non replicabile miscela di psichedelia hardcore, noise rock e dream pop. Ammesso che di dream si possa parlare…

 

and of course it don’t mind
chasing a bee inside a jar

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Info
Mercury Rev (1991) Yerself Is Steam

Mercury Rev

Yerself Is Steam, 1991

Produzione: Mercury Rev

Etichetta: Columbia

Archivio:

Tracklist
01. Chasing a Bee
02. Syringe Mouth
03. Coney Island Cyclone
04. Blue and Black
05. Sweet Oddysee of a Cancer Cell t’ th’ Center of Yer Heart
06. Frittering
07. Continuous Trucks and Thunder Under a Mother’s Smile
08. Very Sleepy Rivers
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo