ISIS • Panopticon (2004)

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…”Il Panopticon è una macchina per dissociare la coppia vedere/essere veduto: nell’anello periferico, uno è visto completamente senza mai vedere; nella torre centrale, uno vede tutto senza essere mai visto.”

Michel Foucault, 1973
Discipline & Punish: The Birth of the Prison

 

 

Questa è una delle varie citazioni che si possono trovare nel piccolo ma elegante booklet curato da Aaron Turner presente in Panopticon, lavoro cardine all’interno della discografia degli ISIS. Dopo averci sbalordito con la violenza post metal di Celestial e Oceanic, donando nuova linfa ad un genere musicale che ancora stava uscendo dal bozzolo, gli ISIS partoriscono quella che sarà la creatura della definitiva consacrazione, un disco che continua ad ipnotizzare ed avvolgere l’incauto ascoltatore. In Panopticon i cinque americani mettono da parte l’estremizzazione dei suoni che si può trovare in Celestial e relegano la voce al ruolo di comprimario, per portarci in territori in cui è la sola musica a regnare. La netta predominanza di parti prettamente strumentali rende questo album uno strumento di incanto che difficilmente riusciremo a fermare una volta avviato. Nell’arco di sette canzoni, gli Isis imbastiscono un tappeto sonoro incredibilmente variegato, che alterna momenti di affascinante violenza ad altri capaci di cullarci offuscando il mondo circostante. Colorando il post rock di gruppi come gli Explosions in the Sky con sfumature metal, gli ISIS costruiscono ogni pezzo come parte di un viaggio nella paranoia di fine millennio, raffinando la loro tipica distorsione per donare al proprio sound una scorrevolezza micidiale. Con una semplicità non indifferente, lontana da puri virtuosismi tecnici, le chitarre si muovono su note che s’imprimono nella mente, indimenticabili nella loro furia e geniali laddove sono indispensabili pochi ed emozionanti accordi. All’interno di una sola canzone capiterà di perdersi, di ritrovarsi e di smarrire nuovamente la strada, per poi riprendere il nostro percorso al pezzo successivo. La musica ci trascina senza soluzione di continuità, e in lontananza ci accompagnano riferimenti letterari di ogni genere (da George Orwell a Michel Foucault), sempre a sottolineare l’incessante senso di oppressione e le manie di controllo della società odierna. Un concept paranoico, che nulla ha da invidiare allo splendido tema portante di Oceanic, narrato attraverso soluzioni chitarristiche intelligenti e originali, supportate da una sezione ritmica da premiare con lode. Il growl di Turner, seppur quasi volutamente schiacciato dai volumi degli strumenti, è meno disperato che in passato, ma non lascia dubbio alcuno sullo stato d’animo del vocalist. Un disco che è un tutt’uno, un’opera da assimilare nella sua interezza e da cui non possiamo sradicarne una parte alla ricerca di quella più riuscita. “So Did We”, “Backlit”, “In Fiction”, “Wills Dissolve’, “Syndic Calls”, “Altered Course” (guest star al basso Justin Chancellor degli amici Tool) e “Grinning Mouths” sono i capitoli che compongono Panopticon, ma sono più linee guida per muoversi tra gli spazi che ci vengono creati intorno, indicazioni per terminare quel viaggio che ci viene chiesto di intraprendere e che saremo costretti a ripetere ancora e ancora per non lasciarci sfuggire nulla. La produzione è ai massimi livelli, complice il solito grande lavoro di quel Matt Bayles ormai nome culto nel genere, e si sente la distanza che la band ha preso dal precedente Oceanic in termini di idee.
Più che un salto qualitativo vero e proprio, gli ISIS hanno affinato i loro mezzi, hanno spostato il tiro quasi staccandosi da certo cosidetto post ormai blasonato. Hanno perfezionato una musica di cui sembravano aver già detto ogni cosa, riprendendo sonorità che avevano sperimentato con ottimi risultati ed elevandole all’infinito, ritagliandosi un suono che li contraddistinguerà per molto tempo. Impreziosito da un curatissimo artwork e da un booklet che raramente srotoleremo per paura di rovinare, Panopticon scivola nel profondo del nostro cuore come un fluido rigenerante, sciogliendosi come un denso liquido di cui non potremo più fare a meno. È la riconferma che gli ISIS sono decisamente tra gli artisti più importanti del panorama metal odierno, artisti consapevoli del proprio percorso evolutivo pronti a rinnovarsi ancora.Alla luce dei successivi In the Absence of Truth e Wavering Radiant e del suono che Turner e soci sembrano aver trovato, Panopticon risulta quasi un episodio isolato nella loro carriera. Eppure, l’importanza di quest’opera è invidiabile, tanto all’interno della loro discografia, quanto a confronto con il restante metal contemporaneo.

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Info
ISIS (2004) Panopticon

ISIS

Panopticon, 2004

Produzione: Matt Bayles, ISIS

Etichetta: Ipecac

Archivio:

Tracklist
01. So Did We
02. Backlit
03. In Fiction
04. Wills Dissolve
05. Syndic Calls
06. Altered Course
07. Grinning Mouths
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo