The Beatles • Abbey Road (1969)

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Se quelle per la registrazione del White Album non erano state propriamente pacifiche, le sessioni di Get Back furono definite un vero e proprio disastro, ottenendo come risultato l’incrinarsi in modo definitivo i rapporti tra i membri dei Beatles, che nel gennaio del 69 avevano regalato il loro ultimo (e breve, interrotto dalla polizia) concerto pubblico, sul tetto della Apple a Londra. Eppure non poteva finire così: non per la band, non per i fan, tantomeno per la EMI che li teneva sotto contratto. Ed ecco Paul McCartney, aiutato dall’usuale produttore George Martin, convincere gli altri tre (già impegnati con altro) ad entrare in studio per registrare, “come ai vecchi tempi”, quello che sarà il loro ultimo disco: Abbey Road. Era una tregua forzata e non mancarono ulteriori contrasti a causa di idee divergenti, tanto che i quattro praticamente non furono mai insieme nello stesso momento nello studio di registrazione, ma portarono ugualmente a termine il loro compito, ciò in cui riuscivano meglio: scrivere ottimi brani pop e ingegnarsi nella ricerca di effetti speciali e di soluzioni che potessero rendere il risultato più interessante e non banale. Testimone di questo loro modo di lavorare fu un giovane Alan Parsons, lo stesso che anni dopo avrebbe ricoperto l’importantissimo ruolo di ingegnere del suono in Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd.

Per costruire i brani di Abbey Road furono prese in considerazione idee provenienti sia da precedenti sessioni di registrazione sia dai singoli componenti, il tutto ovviamente rielaborato e infine reso su disco con una definizione migliore che in passato (grazie alle nuove apparecchiature a disposizione negli studi) e supportati da arrangiamenti molto curati. Agli estremi della facciata A del disco troviamo due dei brani più ipnotici (e amati) della loro discografia, “Come Together” e “I Want You (She’s So Heavy)”, affidati a John Lennon; il resto è diviso tra il pop raffinato di “Something” (che assieme a “Here Comes The Sun” del lato B è una delle perle lasciateci da George Harrison), quello spensierato di “Maxwell’s Silver Hammer” o di “Octopus’s Garden”, e quello che guarda ad passato neanche troppo lontano di “Oh! Darling”. Escludendo la già citata “Here Comes The Sun”, la facciata B è interamente occupata da una delle loro migliori composizioni, un medley, una serie di brani collegati e intrecciati, fortemente voluta da McCartney (Lennon era contrario). Le sezioni del medley sono a volte tanto brevi che si può pensare sia un peccato non aver lasciato più spazio a certe composizioni, ma il loro fascino è proprio questo e il risultato è perfetto così. Ovviamente il medley è da ascoltare, riascoltare e gustare nella sua totalità per poterne cogliere la bellezza, ma vale comunque la pena di citare qualcosa: “You Never Give Me Your Money” è uno dei brani più geniali di McCartney, che con “Golden Slumbers” si concede il lusso di dare un’ennesima lezione di stile. Notevole anche la coppia “Mean Mr. Mustard”-“Polythene Pam”, opera di John, che logicamente avrebbe dovuto avere in mezzo l’ironica “Her Majesty”, che invece fu brutalmente asportata dalla sua posizione originale e inserita come vera e propria ghost track dopo l’ultima effettiva canzone: “The End”, con tanto di assoli (uno per ogni membro del gruppo) e di messaggio finale.

Il rock stava andando incontro ad una nuova generazione di gruppi, i Beatles erano stati con gli album precedenti capaci di esplorare tutti i generi pop/rock esistenti riuscendo ad essere seminali o semplicemente interpreti in modo personale. Giunti, come gruppo, al capolinea (Get Back fu pubblicato in seguito con titolo Let It Be a band ormai sciolta), Abbey Road rappresenta la loro ultima grande opera, una “Lezione Pop” influente sia direttamente sia indirettamente, patrimonio comune della musica e punto di riferimento definitivo grazie alla propria maturità e al proprio ingegno compositivo.

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Info
The Beatles (1969) Abbey Road

The Beatles

Abbey Road, 1969

Produzione: George Martin

Etichetta: Apple/Parlophone

Archivio:

Tracklist
01. Come Together
02. Something
03. Maxwell's Silver Hammer
04. Oh! Darling
05. Octopus's Garden
06. I Want You (She's So Heavy)
07. Here Comes The Sun
08. Because
09. You Never Give Me Your Money
10. Sun King
11. Mean Mr. Mustard
12. Polythene Pam
13. She Came in Through the Bathroom Window
14. Golden Slumbers
15. Carry That Weight
16. The End
17. Her Majesty
Legenda
Oro: disco chiave, impresincibile
Mercurio: a un passo dall'eccellenza
Argento vivo: brillante conferma
Rame: ottimo esordio
Antimonio: grande, inatteso ritorno
Zolfo: interessante, buono
Stagno: intorno alla sufficienza
Piombo: aurea mediocritas
Ferro: crosta, insufficiente
Disgustorama: pietra dello scandalo