Sezione a cura di Pierluigi Ruffolo e Matteo Furcas
Scritta da Pierluigi Ruffolo • post punk spoons

Anticipato da Cassette, l’omonimo dei canadesi Viet Cong ha il solo difetto di essere poco trasversale. Ha il suono del post punk primordiale, ricreato con fedeltà e costantemente avvolto da una nebbia che lo pietrifica in un determinato punto del tempo, ma ha le tendenze sperimentali proprie del mondo indie post Animal Collective (cfr. “March of Progress”). Questo, in aggiunta ad una profonda padronanza della materia sia a livello…

Scritta da Daniele Sassi • domestic psych

Il nuovo album di Panda Bear ci è arrivato in grave ritardo. Per colpa della Domino, per colpa delle Poste Italiane, per colpa di chi, adesso davvero non importa. Perché ormai siamo arrivati.

“Abbiamo una grande storia alle spalle, ma voi non vi siete persi niente”. Già, perché conta il presente, conta arrivare. E in tempi in cui la musica, anche quella buona sul serio, si consuma, giudica e cestina in meno tempo di quel che ci vuole per tanarla in …

Scritta da Luca Momblano • deepest noise

Dall’esercizio del culto (“Worship”, 2012, quasi il massimo dei voti, da rileggere bene qui) all’esercizio del dolore: gli A Place to Bury Strangers procedono imperterriti nel forgiare esperienze post noise declinandolo in maniera e esplicitamente cruenta, dove anche le ruffianerie (che ci sono) te le devi andare a cercare con il lanternino. Ed è come scoprire l’oro sul fondale del torrente più impetuoso. Attutita nuovamente…

Scritta da Emanuele Cioffi • cyber punk pop

Si potrebbe indugiare restando un attimo perplessi, un disco strumentale all’improvviso (seppure leaked mesi fa e ignorato come fake) quando è ormai imminente il rilascio dell’ultimo (?) album annunciato da tempo, ma fermatevi un secondo a pensare a quante poche volte il trio di Sacramento abbia scelto di praticare vie ortodosse, e pensate invece quante quelle in cui abbiano preferito buttarla sul fattore shock, non ultima quest’incerta…

Scritta da Simone Verlezza • hi-fi dark pop

Finito dritto dritto tra gli album meno aspettati del 2015, da Marilyn Manson oggi è lecito non aspettarsi più nulla. Il personaggio sarà ancora una discreta dose di colore e discontinuità nei party hollywoodiani, ma la produzione musicale non attira più attenzioni da tanti, troppi anni. The Pale Emperor non è un disco da buttare – almeno non subito – ma solo amabilmente fuori tempo massimo: scritto con attenzione, cinematografico…

Scritta da Luca Momblano • post punk

Canada on the road: le parabole artistiche di miriadi di band dell’immensa nazione che fa da cappello, e anche da sfidante, degli USA non si contano più. Il punto è che queste band che vengono dal freddo osano. Osano eccome. Se la vivono. Ci provano. Ci credono. Diciamo che in qualche modo hanno molto meno gesso addosso rispetto a ciò che resta della tradizione nordamericana. In questo caso c’è da spendere qualche riga per la creatura Viet Cong, …

Scritta da Luca Momblano • avant pop

Un disco per pochi, tra i più controversi dell’anno che sta volgendo al termine. Kaoru Ishibashi è una delle risposte, se così lo vogliamo definire, a Owen Pallett: violista di supporto, uno dei più ambiti nonché effettivo degli Jupiter One e musicista di fiducia degli Of Montreal tra gli specialisti “fuori dagli schemi” (quindi brutalmente attuale) dello strumento noto al mondo grazie a Stradivari.
Si tratta del secondo lavoro sulla lunga…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • pink shadows

pom pom ricorda a tutti che Ariel Pink sa scrivere canzoni, se mai qualcuno avesse avuto dubbi a riguardo. Sta anche all’ascoltatore essere in grado di riconoscerle ed estrarle dal marasma di bizzarrie presente in ogni suo album, ma forse stavolta è più facile del solito. Le regole per seguirlo non sono cambiate, dunque non scartate dunque “Jell-o” perché suona come uno stupido jingle pubblicitario partorito dalla mente di

Scritta da Simone Verlezza • post punk

Chi se lo sarebbe mai aspettato: fino a oggi gli Iceage erano un gruppo fondamentalmente punk, dal suono moderno ma pur sempre ostico e adatto a momenti e umori senza compromessi. Saltando ben più di un passaggio sono arrivati al post incorporando atmosfere noir, roots americane e perfino un lontano, straniato eco brit pop: il mix genera dubbi solo sulla carta, perchè quello dei danesi è un album sorprendente, sorretto da una moltitudine di nuovi

Scritta da Daniele Sassi • minimal ambient pop

Le sorprese ci piacciono sempre. Sia quando sono roboanti e accompagnate da pericolose strategie di marketing come nel caso di Songs of Innocence degli U2, sia quando sono dettate dal sano minimalismo di sfondo luddista di questo nuovo disco di Thom Yorke, uno che ormai potrebbe scrivere un saggio di economia moderna intitolato “Distribuire musica ai tempi di Internet” (e vendere centinaia di migliaia di copie anche in quel caso).

Se…