Sezione a cura di Pierluigi Ruffolo e Matteo Furcas
Scritta da Luca Momblano • cold indie

Non basta ancora. Serve tenere i piedi ben saldi a terra. Non è ancora scoccata l’ora del nuovo gruppo dalla leadership androgina che possa sconvolgere il pianeta Terra. Così bisogna anche diffidare dei facili entusiasmi che stanno gravitando intorno ai Lower Dens, che poi sono emanazione diretta della cantante e chitarrista Jana Hunter, una tizia di Baltimora dalla discreta mania di protagonismo (e ben venga) che a un certo punto della propria…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • parked car pop

Tre anni fa, a Confess avevamo imputato una certa ricerca del pathos ad ogni costo; il caro Lewis continua ad abbracciare questa filosofia espressiva anche in Eclipse, rischiando di creare una potenziale colonna sonora per un fumoso e melenso film anni ’80 piuttosto che un album memorabile. Okay, non raccontiamoci fesserie, nessuno si sarebbe aspettato un disco veramente da ricordare da parte di Twin Shadow, con tutto il bene che gli si può volere.…

Scritta da Thomas Borgogni • future pop

Conquistare gli ascoltatori più attenti e schizzinosi suonando pop non è mai facile e nel recente passato in pochi ci sono riusciti con il successo dei Purity Ring. Il duo canadese con “Shrines” fu in grado di conquistare tutti con melodie inattaccabili e singoli quasi perfetti, zittendo le critiche ed esaltando gli appassionati. Adesso ci riprovano e non ci ripropongono semplicemente la loro formula vincente ma si spingono ancora …

Scritta da Simone Verlezza • sunny shoegaze

Ultimi mostri sacri dello shoegaze a riaffacciarsi alla scena musicale, gli Swervedriver si sono presentati portando un immaginario diverso da quello per cui li ricordavamo: piedi fuori dal finestrino, luce torrida e scenario desertico americano sono tutto sommato poco sconvolgenti per chi è riuscito ad ascoltare, diciamo per caso, qualcosa di recente uscito negli ultimi anni. La prima intuizione non viene smentita perchè fin dai primissimi…

Scritta da Enrico Piraccini • acoustic dub

Che bello questo disco di Colleen (al secolo Cécile Schott) che avanza sommerso e distante, essenziale e latente, il più ambizioso (è il quinto) e insieme il più uptempo – per i suoi standard, si intende: un contrasto cosciente tra un livello musicale di quel poco più pop (parola che lei giustamente ripudia) e una voce presente e protagonista ma sempre più inafferrabile e spirituale; è un flusso di mantra ripetuti e riverberati, il delay viene…

Scritta da Thomas Borgogni • failed chill

L’eterna promessa chillwave continua a non sbocciare del tutto e a questo giro sembra proprio aver perso il passo degli altri contendenti al titolo (Neon Indian e Washed Out su tutti). Gli ottimi segnali degli esordi sono svaniti e con questo capitolo è morta pure la speranza del salto di qualità tanto fantasticato. Lui in primis sembra aver rinunciato a puntare verso certe sonorità a cui da sempre viene accostato (glo-fi in particolare), sbandando…

Scritta da Emanuele Cioffi • psych electro pop

Eclettico e bizzarro Dan Deacon (ha fatto da spalla agli Arcade Fire per il tour di Reflektor), lo si può capire tanto dalle sue performance live, quanto dalla musica che produce. Gliss Riffer è un ascolto godibile e a tratti spiazzante, i cui suoni quanto mai variegati sono sempre permeati da una leggera e trascinante aura briosa. Si passa dalla vagamente retrowave “Feel the Lightning” (con però quel pizzico di personalità che basta…

Scritta da Enrico Piraccini • wave pop

All We Are: tutto quello che siamo, pressappoco, è questo. Appunto. Un disco morbido e tranquillo, fatto per essere essenziale e quindi efficace, ma che risulta abbastanza scialbo, piatto. Pieno di suoni, anche picchi e sovrapposizioni… ma che alla fine non ti dicono granché. Anzi, forse queste soluzioni pseudo-noise di mezzo minuto sono addirittura un po’ irrelate, come se fossero state messe lì per dimostrare qualcosa quando non ce n’è…

Scritta da Alessandro Romeo • post-medulla swamp

Dopo le non felicissime esperienze di Volta e Biophilia, il folletto islandese più famoso del mondo musicale risorge parzialmente dalle proprie ceneri. Vulnicura è un ritorno alla delicatezza pop di Vespertine e Homogenic, in cui le nove tracce del lotto sono un connubio perfetto tra ansia e leggerezza. Dal punto di vista strettamente musicale Vulnicura è azzeccatissimo e al passo coi tempi, anche se a volte gli arrangiamenti di Arca e The Haxan …

Scritta da Luca Momblano • psych pop

Come si fa a premiare un album d’esordio che non contiene nulla che sia davvero nuovo? Mettiamola così: l’originalità non è il cavallo di battaglia dei compari Wunder Wunder, due produttori australiani che hanno abbandonato la scena synth del nuovo continente per andare alla conquista della California garantendosi il primo contratto grazie a un’etichetta di New York che sta lavorando con uno stretto gruppo di artisti tra il freak e l’hipster…