Scritta da Luca Momblano • hi-fi pills • 60+

Ci vuole tanto amore per poter capire il cugino Conrad. Uomo dei …And You Will Know Us By the Trail of Dead, ovvero l’unico assalto frontale post-punk con pieghe prog credibile dal ripetitivo sud statunitense (sarà che Keely è di padre cambogiano, madre irlandese, nato a suo tempo in Inghilterra), musicista e illustratore insoddisfatto nonostante un segno sia stato capace di lasciarlo in vent’anni di onorata carriera. Tanto amore per crederci…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • red velvet • 70+

I dischi misteriosi, lo sapete, ci piacciono. Feed the Fire della svedese Billie Lindhal, o meglio Promise and the Monster, si presenta come un album intrigante a partire dalla copertina, con i suoi richiami 60s e il suo alternare zone d’ombra e tonalità di rosso. Questi dettagli descrivono esattamente il contenuto audio, perché il fascino degli anni ’60 e il gusto dark degli ’80 vengono fusi insieme per dettare il mood di queste serate invernali…

Scritta da Daniele Sassi • spoken industrial • 60+

Potremmo liquidare la collaborazione fra Mark Kozelek e Justin K. Broadrick dicendo che sarebbe stato meglio se l’unione si fosse limitata a un EP piuttosto che a un full lenght di quasi ottanta minuti a cui onestamente si fa fatica ad arrivare in fondo, ma sarebbe troppo banale. Proviamo quindi a difendere il tentativo, nonostante anche l’ulteriore piccola spinta data dai cameo degli altri ospiti, ovvero i Low, Rachel Gosswell, Isaac …

Scritta da Daniele Sassi • brit rock • 60+
Qualcuno afferma senza troppo timore di essere smentito che questo è il miglior disco dei Suede dai tempi di Coming Up, che tra l’altro quest’anno compie vent’anni tondi tondi.
OK, diamolo per buono anche noi.  Ma cosa è successo nel frattempo? Un paio di singoli azzeccati dall’album successivo Head Music, un mucchio di tentativi di riproporsi sotto altre forme – solistiche o con vecchi compagni di ventura – poi sempre abortiti…
Scritta da Pierluigi Ruffolo • post punk noise • 70+

Le Savages sono la dimostrazione di come lo spirito post punk possa ancora avere un suo posto nel panorama rock attuale. A sette anni da Primary Colours e a quattordici da Turn on the Bright Lights, ma soprattutto a trentasette dagli originali Unknown Pleasures e 154, quella carica vive in maniera così intensa che si fa fatica a parlare di revival. E Silence Yourself e Adore Life non hanno neanche la necessità di dover riprodurre il suono grezzo degli oscuri…

Scritta da Luca Momblano • folkwriting • 70+

Recensire un disco live è sempre un’esperienza spirituale. Difficile dire quanto lo sia invece per chi sceglie di consegnare il proprio repertorio assolutamente recente alla registrazione one-shot nel corso di una sola intera giornata dentro uno studio (il RAK, in cui già si cimentarono in una cosa simile i Placebo) per poi selezionare ciò che merita di essere ascoltato. Certo, viene il dubbio che Conor O’Brien, cioè Villagers in quanto polistrumentista…

Scritta da Daniele Sassi • haunted rock • 80+

Il sospetto più comune quando si tira una riga e si comincia a valutare i dischi da inserire nella classifica di fine anno è quello di essersi persi per strada qualcosa di rilevante. E allora l’unica mossa rapida e astuta che puoi fare è andare su MetaCritic e indicizzare le uscite per anno e per voto medio, cercando di scansare fastidiose compilation, riedizioni e buzzurrate hip hop che non ti spieghi come possano essere così apprezzate…

Scritta da Luca Momblano • fuzz grrrl • 70+

Qual è la ricetta per ottenere il più vasto riconoscimento della critica senza aver inventato niente di niente? La ricetta è sapere che non serve inventare. Serve eseguire. Farsi sentire. Arrivare crudi al cuore. Mettersi a nudo. Crederci. Divertirsi. Non manca nulla all’australiana Courtney Barnett, che sulla soglia della trentina piazza il suo primo lavoro sulla lunga distanza per conquistare il cuore di chi ha amato alcuni dei migliori picchi…

Scritta da Luca Momblano • soft motorik punk • 60+

Gli inglesi TRAAMS (acronimo aereonautico che sanno soltanto loro) sono di quelle band costrette ancora nel campo di provincia. Il primo album Grin aveva stupito, in riferimento ad artisti che spuntavano dal nulla degli annoiati locali british del dopocena, forti di una crema incosciente di post-punk, assillanti melodie e chitarre spigolose ma rotonde messe insieme al gusto per una certa divertente melodia nel cantato. Anche a Leeds, dove è stato…

Scritta da Daniele Sassi • rough indie rock • 80+

È pubblicato dalla Saddle Creek il disco che chiude l’annata alternative rock americana. Lo ha registrato la band di Frances Quinlan, nota nei circuiti indie per il suo cantautorato free-folk che negli anni si è trasformato e messo a disposizione di una vera e propria formazione noise rock, ovvero gli Hop Along per come li incontriamo in questo Painted Shut, un album crudo e upfront, in cui l’amplificazione elettrica gioca un ruolo …