Scritta da Luca Momblano • substream pop

Ci sono momenti nella vita in cui bisogna aver la forza di dirle, certe cose. In un 2016 così, non ci può essere vergogna nel consigliare l’esordio solista di uno dei fratelli leader dell’homemade ensemble che portava il nome Smith Westerns. L’adolescenza musicale è passata, anche quella voglia di essere attuali con un garage-glam che strizzava l’occhio alla tradizione di ciò che andava per la maggiore tra gli universitari. Che poi, non…

Scritta da Pierluigi Ruffolo • uuhuuuhuuu

Come scrollarsi di dosso l’immagine di sad boy che ti è stata cucita addosso negli anni? Infilarsi nell’ultimo disco di Beyoncé o nel villone di Kanye West può servire, ma collaborare con Bon Iver ammazza sul nascere ogni buon proposito. James Blake e il barbuto dei boschi americani più indie li avevamo già visti insieme (v. “Fall Creek Boys Choir) ma leggere di una collaborazione un po’ più stretta tra quei due allegroni separati

Scritta da Thomas Borgogni • nerdish future garage

La prima impressione che si ha ascoltando Potential è quella di trovarsi davanti all’ennesimo ragazzino inglese che nei weekend si diverte a cercare di imitare i suoi idoli della scena dubstep e dintorni. Ma non facciamoci ingannare. Di fatto James Hinton, aka The Range, non è né inglese né tanto meno uno come tanti altri. Inaspettatamente ci troviamo a Brooklyn e “l’inglesità” che traspare è solo il frutto di un mondo musicale in …

Scritta da Emilio Giannotti • lo-fi for choice

Human Performance è il terzo album dei Parquet Courts dal giugno del 2014 ad oggi, l’ennesima conferma che la compagine newyorkese non ci pensa su due volte quando si tratta di registrare e pubblicare del nuovo materiale. Le parole di Austin Brown (voce, chitarra e produzione) sono un bel biglietto da visita, Human Performance è: “il rumore ineluttabile di New York che può essere esasperante, l’impossibile lotta contro il disordine che può

Scritta da Pierluigi Ruffolo • city voices

Cerchi il nome di Andy Stott nel tuo archivio digitale e ti ritrovi davanti un piccolo mosaico di gradazioni di grigio. Ovviamente sai già che è così, ma è nel momento in cui te li vedi tutti in gruppo, da Passed Me ByToo Many Voices, che realizzi la solidità artistica di un progetto di cui segui l’evoluzione da ormai cinque anni – non lo stalkeriamo dai tempi di Merciless, sostenerlo sarebbe una bugia bella e buona. Nel tempo Andy è passato…

Scritta da Daniele Sassi • choral folk rock

Almeno per la critica, Let England Shake è stato il maggiore successo della Harvey, perfino superiore ai tre riottosi dischi degli esordi, usciti in piena era grunge. Succeduto all’ascetico e altrettanto azzeccato White Chalk, vera chiave di volta nel nuovo percorso della poetessa del Dorset, Let England Shake ha alzato a dismisura le aspettative per il nuovo LP, l’undicesimo con la firma di PJ se si considerano anche quelli cointestati …

Scritta da Diego Ruggeri • no hope = no fear

Completamente contro ogni logica di ammorbidimento del sound i terroristi sonori The Body (duo di Providence attivo da oltre un decennio) e i Full of Hell (quattro pazzi dediti al grind più ferale provenienti dal Maryland) rilasciano per Neurot un lancinante grido di dolore post industrial. Un’immensa massa nera si impadronirà dell’ascoltatore che finirà dentro un fiume colmo di rancore che lo trasporterà sempre più a fondo. Difficile…

Scritta da Alessio Dainelli • innocuous synth pop

Le difficoltà a ripetersi che stanno incontrando i Cani, giunti ormai alla terza fatica sulla lunga distanza, sono quelle di moltissime altre formazioni salite troppo velocemente alla ribalta. Sembrano lontani secoli i tempi del Sorprendente album d’esordio (2011), quando Niccolò Contessa – indiscussa anima del progetto – grazie ad un pugno di pezzi estremamente orecchiabili, nei quali venivano raccontate storie di ordinaria…

Scritta da Diego Ruggeri • retro psych

Gli Holy Grove vengono dall’Oregon e propongono un’interessante reinterpretazione del suono tipicamente settantiano di gruppi come Led Zeppelin e Grad Funk Railroad. Il vero punto catalizzatore del combo è la voce blueseggiante della frontman Andrea Vidal, che gioca sempre su tonalità alte e poderose. Un timbro peculiare che farà la gioia di molti, in particolare chi vive ancora nei seventies. Un retrogusto vintage si impadronisce…

Scritta da Daniele Sassi • new noise pop

Chi alla lettura aspettava con buona fede il terzo album degli Autolux condivide almeno una di queste posizioni, se non tutte e tre: I) Future Perfect è stato un esordio intrigante, e ha messo l’acquolina in bocca per qualcosa di più importante che non è mai arrivato; II) Magari non dei fenomeni, ma i Failure – in cui militava Greg Edwards – sono ancora oggi una delle band più sottovalutate dell’indie americano anni Novanta; III) Carla…