Scritta da Do You Realize • jazz core

Dopo lo split con Il Teatro degli Orrori dello scorso anno, tornano alla carica, è proprio il caso di dirlo, i romani Zu.

La lora ultima fatica Carboniferous prevista per febbraio su Ipecac sembra riallacciarsi fin dai primissimi ascolti, per qualità e aggressività, ai meravigliosi fasti di quell’Igneo che nel lontano 2002 permise loro di affrontare a testa alta pubblico italiano e internazionale, per quanto poi non abbia loro impedito di…
Scritta da Paolo Busetto • ambient
A pochi mesi di distanza dall’intrigante collaborazione con il connazionale Aidan Baker a titolo Fantasma Parastasie (Alien8, 2008), Tim Hecker sforna il seguito dell’allora acclamato Harmony in Ultraviolet, sempre edito da Kranky che oramai è sinonimo di garanzia.
An Imaginary Country ha al contempo l’arduo compito di alimentare la meritata nomea di uno dei massimi esponenti del’ambient e quello di mantenere un respiro sufficientemente
Scritta da Pierluigi Ruffolo • leftfield pop

Si direbbe che il passaggio alla BPitch Control, etichetta di Ellen Allien, non abbia giovato granché al duo Cooper-Eustis. Immolate Yourself è un album chiaramente diverso sia da Fahrenheit Fair Enough – che rimane senza dubbio il loro lavoro migliore – sia da Map of What Is Effortless, uscito ormai cinque anni fa. Fin qui assolutamente nulla da obiettare, anzi, le lodi per chi ha il coraggio di rimescolare gli elementi per tentare nuove formule…

Scritta da Simone Verlezza • post wave vision

Il monolite con cui il gruppo esordisce è una continua atmosfera cupa, nera, a volte assecondata a volte tagliata da strumenti e voce con notevole carica melodica. L’intensità la fa da padrone: “Waiting for Black Metal Records to Come in the Mail” è veloce ed eccezionale quanto il titolo, “Bloodhail” la più sentita e “Holy Fucking Shit: 40,000” una canzone quasi tenera prima delle esplosioni nel mezzo. Il resto si muove su territori…