Scritta da Manuel Dal Fara • chill aphex techno

Caro zio Richard, siamo contenti che ti sei rifatto vivo dopo oltre un decennio. Un ascolto per curiosità te lo daremo sempre e quel Computer Controlled Acoustic Instruments pt2  dell’anno scorso sembrava un buon segno, in cui si notava una voglia residua di sperimentazione. Dobbiamo però confessare una cosa: sì, eravamo abbastanza emozionati all’uscita di Syro e di conseguenza siamo stati di manica un po’ larga. Ti abbiamo dato fiducia sul…

Scritta da Daniele Sassi • ambient techno

Il limite dei Plaid è sempre stato quel loro voler abbracciare uno spettro troppo ampio della IDM che penalizza la fluidità di ascolto, e che spezza costantemente il ritmo e l’immaginazione. Forse più che su long playing, il loro meglio l’hanno spesso dato sulle brevi durate, perché meno notavi questa disomogeneità più e meno pronunciata di cui quasi tutti i loro dischi soffrivano. Non rinunciando all’ibridazione sincopata tra strumenti…

Scritta da Manuel Dal Fara • bell chimes techno

“All of us who do creative work, we get into it because we have good taste. But there is this gap. For the first couple years you make stuff, it’s just not that good. It’s trying to be good, it has potential, but it’s not. But your taste, the thing that got you into the game, is still killer. And your taste is why your work disappoints you. A lot of people never get past this phase, they quit. […] It is only by going through a volume of work that you will

Scritta da Pierluigi Ruffolo • uuhuuuhuuu

Come scrollarsi di dosso l’immagine di sad boy che ti è stata cucita addosso negli anni? Infilarsi nell’ultimo disco di Beyoncé o nel villone di Kanye West può servire, ma collaborare con Bon Iver ammazza sul nascere ogni buon proposito. James Blake e il barbuto dei boschi americani più indie li avevamo già visti insieme (v. “Fall Creek Boys Choir) ma leggere di una collaborazione un po’ più stretta tra quei due allegroni separati

Scritta da Thomas Borgogni • nerdish future garage

La prima impressione che si ha ascoltando Potential è quella di trovarsi davanti all’ennesimo ragazzino inglese che nei weekend si diverte a cercare di imitare i suoi idoli della scena dubstep e dintorni. Ma non facciamoci ingannare. Di fatto James Hinton, aka The Range, non è né inglese né tanto meno uno come tanti altri. Inaspettatamente ci troviamo a Brooklyn e “l’inglesità” che traspare è solo il frutto di un mondo musicale in …

Scritta da Pierluigi Ruffolo • city voices

Cerchi il nome di Andy Stott nel tuo archivio digitale e ti ritrovi davanti un piccolo mosaico di gradazioni di grigio. Ovviamente sai già che è così, ma è nel momento in cui te li vedi tutti in gruppo, da Passed Me ByToo Many Voices, che realizzi la solidità artistica di un progetto di cui segui l’evoluzione da ormai cinque anni – non lo stalkeriamo dai tempi di Merciless, sostenerlo sarebbe una bugia bella e buona. Nel tempo Andy è passato…

Scritta da Manuel Dal Fara • electronic pop

Si può essere ottimisti quanto si vuole ma ogni coppia deve prima o poi mettersi in discussione. Il 2009 per i Moderat è stato una luna di miele: il connubio idm/ambient era perfetto e “Rusty Nails” era proprio uno di quei momenti in cui gli innamorati si dileguano per amoreggiare in pace e non disgustare i presenti. La felicità sembrava inarrestabile, fino a quando lei non ha un’idea: “tesoro, non usi mai quell’armadietto, ti dispiace

Scritta da Manuel Dal Fara • the field techno

La prigione dell’identità è la morte dell’artista e questo Axel Willner lo sa bene. Dal momento in cui ha dato inizio al suo percorso creativo il musicista svedese si è sempre mosso come un giocatore di scacchi: pochi passi calcolati ma fondamentali per tenersi in vita. Dai sample a ripetizione di From Here We Go Sublime alla rock band di Looping State of Mind ha saputo giostrarsi in maniera più o meno efficace, ma alla prima prova di verità con Cupid’s…

Scritta da Manuel Dal Fara • synthetic ambient

Tim Hecker è un autentico pellegrino musicale. All’ottavo album in 15 anni (senza contare le collaborazioni) non mostra alcun segno di cedimento, lavorando e rifinendo in ogni dettaglio le sue creature alla costante ricerca della spontaneità e della bellezza più viscerali. L’avevamo lasciato con le complesse architetture di Virgins, sperimentando nuove soluzioni dopo un decennio dedicato a forgiare un suono vitale e inconfondibile. …

Scritta da Manuel Dal Fara • altitude beats

Quando ci si trova davanti a copertine raffiguranti montagne, si accende la spia del déjà-vu. Ecco che tornano alla memoria il nirvana meditativo di Substrata, le cime ghiacciate e post-apocalittiche di Kid A, il terrore inconscio di Part Two: The Endless Not. Non solo brezza rinfrescante e nevoso candore, quindi: le altitudini ardue da raggiungere possono prestarsi a più interpretazioni. Pare che Skee Mask, DJ tedesco dal background completamente…