Incontriamo gli Uochi Toki

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Incontriamo gli Uochi Toki

Quando un amico mi ha detto: “Ehi, sabato 16 suonano gli Uochi Toki al Tambourine di Seregno! Andiamo?”, non ci ho pensato due volte, nonostante li avessi già visti recentemente in altre due occasioni. Poi lui, che mi aveva invitato, s’è tirato indietro e altri due si sono aggiunti, ma questa è un’altra storia: quel che conta è che ne è venuto fuori un sabato sera molto interessante, come previsto. Gli Uochi Toki hanno fatto un gran concerto, come al solito (nonostante le difficoltà tecniche riscontrate con una lavagna luminosa che non ne voleva sapere di funzionare).

Finito lo spettacolo mi avvicino al banchetto dove Rico e Napo stanno vendendo i cd. Dopo aver comprato Libro Audio, grido a Napo in un orecchio per sovrastare il volume della musica: “Scrivo per il Panopticon, una rivista online che parla principalmente di musica rock, e vi abbiamo messo nei 10 dischi migliori del decennio in Italia con Libro Audio”. Napo mi guarda esterrefatto e mi dice: “Ellamadonna! Ma insieme a chi?”. Dopo averglieli elencati, risponde: “Ellamadonna!”. A questo punto gli chiedo se sono disponibili per un’intervista, e Napo mi dice: “Assolutamente sì!”.

E allora eccovela:
– Gli Uochi Toki come ascoltano musica? Mi spiego. Come ricevete stimoli musicali (se ne ricevete)? Il Fiscerprais di Rico in questo ha un ruolo? Avete impianti stereo ad alta fedeltà con ampli valvolari e ascoltate solo cd comprati in negozio o siete downloader e attaccate le casse all’uscita audio del pc?
Rico: Attingo da tutto ciò che mi stimola con ogni mezzo a disposizione, ascolto gruppi e non generi, idee e non riff. Al Fiscerprais ho potuto sviluppare idee mie e di altri quindi ricopre sicuramente un ruolo fondamentale nella mia visione della musica. Gli ascolti li faccio sia con cd originali che con mp3 (l’originale per i capolavori e gli mp3 per soddisfare la mia curiosità) ed utilizzo sia i monitor dello studio (Genelec 8040) che lo stereo di casa (pc collegato ad un Aiwa con diffusori Pioneer).
Napo: di solito ascolto in camera musica da camera, ovvero prodotta da persone che compongono in camera. Dalla camera per la camera. Pochi strumentisti, molti compositori. Quasi mai rock, quasi sempre elettronica. Veloce e sveglia ma anche evocativa e dilatata. L’importante è che i suoni suggeriscano. Ho uno stereo fine ’90 attaccato all’uscita audio del computer, oppure un antico lettore mp3 da 256 mega che tiene al massimo 4 dischi, 5 se ben compressi, auricolari da 7 euro e 50, quelli appena uno scalino sopra ai più economici. Credo che il continuo ascolto di cassette in cuffia in adolescenza e post adolescenza mi abbia danneggiato l’udito.

– Le ambientazioni boschive e silenziose del booklet di Libro Audio fanno pensare alla situazione ideale per la ricerca interiore, o magari anche esteriore – tipo castagne e funghi. Ma che capiti anche una fermata obbligata nella metropoli asfissiante (Gioia è un caso…?)… è forse una critica all’urbanesimo moderno?
Rico: la campagna e la città fanno parte del mio percorso abitativo, ogni ambiente nasconde ignoranze ed ingenuità; probabilmente non esiste un luogo migliore di un altro per abitare ma sicuramente esiste un luogo migliore di un altro per me per abitare: in questo momento è l’entroterra romagnolo ma per un periodo è stato milano (guarda caso in Via M. Gioia).
Napo: non c’è un ambiente più adatto di un altro per la ricerca interiore, od esteriore. Quando si arriva al punto di trovare l’ambiente adatto, finisce anche la ricerca. Tuttavia molte persone fanno scoperte interiori e esteriori proprio accorgendosi che l’ambiente che avevano decretato adatto non lo è, non lo è mai stato oppure non lo è più. Le foto del booklet di libro audio sono state scattate in luoghi che un tempo furono adatti.

– Qual è stato il primo disco rap che avete comprato (se ne avete comprati…)?
Rico: Odio Pieno dei Colle der Fomento, non lo ascolto da anni.
Napo: Messa di Vespiri degli Articolo 31, sono sempre stato un sucker.

– Questa è una domanda che credo incuriosisca tanti vostri ascoltatori (come me). Libro Audio ha avuto un buon riscontro di attenzione critica e non, a livello nazionale. Ve la sentireste di dare un segnale ai g-g-giovani artisti italiani emergenti che se fai qualcosa di lodevole, alla fine ci campi pure sopra?
Rico: Non si campa sopra a niente, si può al massimo campare assieme; ridurre le proprie necessità al minimo o semplicemente renderle elastiche può aiutare economicamente più di un gruppo lodevole.
Napo: Noi non facciamo testo per questo genere di questioni. Io riesco a campare con quattro spicci solo perché ho delle esigenze ridotte, NON perché i dischi degli Uochi Toki sono lodevoli. Smettete di spendere i soldi in sigarette, in costosissime e scadenti bevande alcooliche, in quantità sovrabbondanti di droghe di dubbio effetto/qualità/provenienza, andate in giro a piedi o in bicicletta, offrite e cercate passaggi in macchina quando potete, cucinate in casa e mangiate poco fuori, bandite gli snack costosi e imparate ad usare il forno di casa vostra, QUANDO FATE UNA USCITA DI SERA, ANDATE IN UN LOCALE E STATE PER PAGARE L’INGRESSO, CHIEDETEVI CHE COSA STATE COMPRANDO ESATTAMENTE CON QUEI SOLDI E QUANDO E’ STATA L’ULTIMA VOLTA IN CUI VI SIETE DIVERTITI SENZA TIRARE FUORI UN CENTESIMO. Per il resto l’unica cosa che importa è fare dei dischi interessanti e che vi soddisfino.

– Napo, tu sei anche un illustratore. Com’è nata la tua passione per il fumetto e quali sono quelli che hai letto di più? Chi sceglieresti fra Manara, Miller e Miyazaki?
Napo: ho sempre letto fumetti fin da bambino, ma la passione è nata leggendo Onepiece di Eichiro Oda. Ho fatto una scuola per illustratori ma non sono un illustratore in quanto nessuno vuole comprare le immagini che produco, ma io disegno lo stesso, visto che disegnare è come parlare, se qualcuno non ti paga per parlare non è che smetti. Myazaki ha fatto un solo fumetto “Nausicaa della valle del vento”, in 7 volumi, e a sua detta non gli è venuto benissimo. Tuttavia è un’opera che mi ha colpito tantissimo, è molto suggestiva e ampia, e vengono rappresentati i cambiamenti in atto di tutti i personaggi tanto da farli assomigliare a persone vere; su tutto aleggia la presenza di un Tutto, e questo rende bene l’impressione dell’approccio ad un Mondo. Miller racconta storie di persone più statiche e tormentate, senza evoluzione, solo Drammatiche. Mi piace di lui che alla fine gli esseri da lui descritti prorompano in gesti di sacrificio estremi, può essere un ottimo approccio all’introspezione, che manca nei coloratissimi supereroi che continuano per non si sa quale motivo ad imperversare. Manara disegna in modo eccellente una ragazza, spero di non trovare mai uno stile “che funziona perfettamente” come ha fatto lui.

– Quando e dove la prossima edizione della Gara delle Batterie Elettroniche? In che modo sarete coinvolti voi?
Rico: si vocifera di una fantomatica 16a edizione a maggio nel luogo di origine della GARA DELLE BATTERIE ELETTRONICHE ovvero al Baraonda a Segrate -MI-. Sarà sicuramente realizzata in collaborazione con i VERI inventori della gara ovvero i R.U.N.I..
Napo: saremo lì come a tutte le gare a partecipare e fomentare le risse.

– Senza entrare nella situazione politica italiana, che è quella che è… Voi pensate che la musica possa ancora avere un potenziale sulla socialità (come poteva essere in un passato prossimo, ma che sembra ormai remoto)? Se sì, come?
Rico: La musica in politica ha la stessa funzione dei cori da stadio.
Napo: No, non credo che la musica abbia un potenziale sulla socialità. Credo che nel momento in cui si crea una sincronia tra musica e socialità le persone perdano parte delle intenzioni e dei pensieri che le rendono particolari, creando masse di stupidi che non fanno altro che alimentare il gioco delle fazioni che piace tanto ai nostri coetanei, che si nascondono dietro a muri impenetrabili fatti delle sofferenze altrui. Per questo noi ci rivolgiamo ai singoli e parliamo con le persone una per una, trovando il tempo di farlo anche quando il tempo non c’è. Le leggi della socialità vanno piegate.

– Domanda naïf. Come passano la giornata media gli Uochi Toki? Lavoro, svago, elaborazione di idee per i prossimi dischi?
Rico: anni fa pensavo che una vita facilmente descrivibile e figa da raccontare fosse il massimo, poi ho scoperto che non avevo così tanti amici con cui fare il figo e quindi mi sono concentrato solo sulle cose che non possono essere descritte con efficacia agli altri.
Napo: Mi sveglio, controllo la posta, esco a piedi, pago le bollette, cerco un lavoro, disegno disegno disegno disegno disegno disegno, guardo cartoni animati sul computer, mangio, disegno disegno disegno, scrivo qualcosa, disegno disegno disegno, bevo un tea, esco a piedi, cerco un lavoro, torno a casa, disegno disegno, preparo la cena, mangio, disegno disegno disegno e poi vado a dormire poco dopo mezzanotte.
Qualche volta prendo il treno e vado a trovare amici e amiche. E sul treno disegno.

– Facciamo il punto del freestyle in Italia(no). Se qualcuno volesse ascoltarsi qualcosa di simile alla vostra proposta, su cosa dovrebbe buttarsi? Voi come avete iniziato?
Rico: la versione discount degli Uochi Toki è rappresentata da Zona Mc, edito dalla Accostamenti Improbabili degli Uochi Toki. Noi abbiamo iniziato nel ’99 quando Stefano Mularoni (Zona Mc) ha deciso di produrre il nostro primo demo.
Napo: in Italia ci sono una serie di persone che fanno rap definito sperimentale e si riuniscono sotto un comune insieme detto Avanthopperz, ma questo nome e questa categoria di appartenenza potrebbero vanificare i loro numerosi sforzi creativi. In ogni caso io suggerisco di concentrarsi sulle differenze più che sulle similitudini.

– Cosa ne pensate della solita argomentazione che l’Italiano per i testi non è musicale come l’Inglese?
Rico: una ragazza inglese una volta mi ha detto: “La cadenza dell’Italiano ricorda una persona che canta!”
Napo: non so che tipo di discorso possa essere sostenuto con una argomentazione del genere, ma di sicuro mi annoierebbe e non porterebbe a nessun punto. Un discorso da bar. E io ODIO i bar quando parlano molto e servono il tea fatto con il calcare e la bustina. Il tea lo prendo sempre alle 17 in punto, senza zucchero, con limone, come un vero inglese. Ops…

– Durante lo show di Seregno vi abbiamo visto armeggiare con una lavagna luminosa (per fare una specie di live painting?). Pensate che l’aspetto scenografico e di contorno alla musica in un concerto può essere importante?
Rico: live painting?! A me piace smanettare con l’elettronica e a Napo disegnare e ci piace ancora di più essere pagati per farlo!
Napo: non è scenografia, dai. Sono io che mi spiego con un medium diverso dal parlato per trovare nuovi metodi di coesione con i suoni di Rico.

– Avete in mente altre collaborazioni, come avete fatto in passato con gli Eterea Postbong Band?
Rico: ci abbiamo pensato ma poi ci abbiamo ripensato, la collaborazione con gli Eterea è solo una foto della nostra collaborazione umana. Qualche featuring ci sarà comunque sul prossimo disco.
Napo: Tali featuring tuttavia verranno fatti per una necessità di suoni specifici, non per una necessità di collaborazioni fine a loro stesse.

– Quando suonate dal vivo e avete un pubblico di fronte, avete notato delle caratteristiche peculiari che ricorrono nel tipico ascoltatore degli Uochi Toki, magari parlando con loro dopo gli show?
Rico: purtroppo appartengono tutti al genere umano.
Napo: cerchiamo di parlare con più gente possibile a fine concerto (attenzione ho detto parlare, non firmare autografi o ricevere complimenti) appunto per caratterizzare il più possibile quel gruppo di persone che stanno sotto al palco, onde non trovarci a considerare chi sta sotto dei tipici ascoltatori. Raggruppare delle persone in una categoria è un metodo veloce e comodo per evitare di osservare e sviluppare la propria attenzione.

– Domanda a risposta secca: il miglior disco dell’anno appena passato. E del decennio appena passato.
Rico: ti dirò solo il miglior disco della storia della musica: The Keith Novak Experience di Keith Novak.
Napo: ma no! Finora eri andato così bene, avevi pure fatto delle domande interessanti……pazienza, dai. Il miglior disco di quest’anno appena passato è “Macchinario Imprevedibile” di Paolo Scirès. Invece il miglior disco del decennio è “Chiamami, lascia squillare 6 volte, dopodiché riattacca e aspetta una mia chiamata, sono agitato e non mi piacciono le cose imprevedibili” sempre di Paolo Scirès.

– Il grande classico… Quali sono i progetti futuri della band?
Rico: girarmi l’Europa ed un pezzo di Russia con gli OvO a marzoaprile e a maggio registrare il nostro prossimo disco, dopodiché mi suiciderò. Parlare del futuro è una bella speculazione.
Napo: diventare complicati, finalmente.Uochi Toki 
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