Intervista con Zola Jesus: Misteriosa Nikita

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Intervista con Zola Jesus: Misteriosa Nikita
Affermarsi come talento musicale oggi non basta più a garantire un successo quasi garantito. Così, alla prova del disco si deve arrivare in grande forma, e il 2011 vedrà Nika Roza Danilova, aka Zola Jesus, tornare con un nuovo album, un formato che per ora ha quasi eluso, come se non volesse prendersi una responsabilità, come se cercasse di rinviare la resa dei conti. Raggiunta per un’intervista dal Panopticon, fin dagli esordi colpito dal sound costruito, ma costruito bene della giovane cantautrice, non mancano le occasioni per cercare di capire alcuni aspetti poco chiari di una ventunenne che ha tutto per dire la sua nel panorama musicale odierno.

 

Anche se molto giovane, hai già due EP alle spalle, più altre uscite ancora. Sembrerebbe proprio che la musica sia stata una passione molto precoce per te. Da dove è iniziato tutto? Quale è stato il tuo primo approccio alla musica? 

Ho prodotto e suonato musica fin da quando ero bambina, sapevo fin da allora che sarebbe stata la musica il mio destino.


Un dubbio che sorge, per varie ragioni, è proprio sulla scelta del tuo nome d’arte. Come lo spieghi? Perché Zola Jesus?
Perché no?

Se cerco su google “Zola Jesus”, grazie a Wikipedia scopro che sei nata in Arizona, a Phoenix, ma il tuo nome è Ucraino. Pensi che l’Europa ti abbia influenzato in qualche modo, a livello musicale? Ad esempio, hai studiato opera per qualche tempo, o sbaglio? Questa esperienza ha avuto influenza sul tuo modo di cantare?
Ovviamente credo che abbia influenzato lo sviluppo della mia voce, perché ero molto giovane quando ho iniziato a studiare opera.
Parlando invece dei tuoi testi, spesso sembrano sul confine fra speranza e rassegnazione, luce e oscurità (No, non gli abbiamo chiesto se conoscesse i Katatonia!). Pensi che riflettano le tue esperienze personali, la vera Zola Jesus?
Gli esseri umani sono scissi a livello interiore e la vita stessa è intrinsecamente giocata fra due poli, anche a livello estetico: il bene e il male, il dolce e l’amaro, l’amore e l’odio. Questa dicotomia che percepisco profondamente è ciò che ci distingue dagli animali ed è ciò che ho deciso di esprimere.
Riusciresti a descriverci il modo in cui componi? Come inizi e quali sono gli elementi più importanti del tuo processo compositivo?
Io lavoro con semi di idee e provo a metterli insieme per creare qualcosa che possa suonare come ciò che ho in testa in quel momento. In realtà capita spesso che questo processo non sia sempre semplice e lineare; piuttosto, a volte, è alquanto difficile, devo combattere per fare sì che tutto funzioni.

Navigando su internet, il tuo nome compare spesso su diverse webzine, ovviamente collegato ai tuoi recenti EP. La critica ti ha paragonato ad altre cantautrici dalle tinte scure, come Nico, Diamanda Galas, Siouxsie. Ma quali pensi siano le tue reali influenze? Pensi di poterci dire qualcosa a riguardo o no?
Credo sia difficile a dirsi. Forse lo si può sentire direttamente. Non credo nell’idolatria, penso sia degradante.
Cosa ci puoi dire del tour con Fever Ray? Come è stato? Cosa pensi della sua musica? Pensi che di condividere qualcosa, a livello di proposta musicale, con Karin?
altHo un enorme rispetto per Karin; è davvero una persona con una grande integrità, serietà e rispetto per la propria visione musicale. Non so se ho qualcosa in comune con lei oltre ad avere un affine senso di convinzione per quanto entrambe vogliamo fare, per contribuire con le nostre visioni del mondo.
Un’ultima domanda: come è stato suonare in Italia? Quali sono state le tue impressioni?
Devo dire che mi piace l’Italia. Senza dubbi è un paese bellissimo e trovo che le persone siano davvero belle. Forse è banale dirlo, forse no.
Grazie per l’intervista, aspettiamo il disco allora!
Nel 2011 esce sicuramente. Grazie a voi! 

Questi erano i due EP di Zola Jesus pubblicati quest’anno: 

Stridulum
altNika Roza Danilova, in arte Zola Jesus, rientra in quella ormai folta schiera di artisti emergenti che ultimamente sta recuperando, grazie a un certo e innegabile talento, sonorità oscure e gotiche. Ne nominiamo solo alcuni: l’exploit dei Cold Cave con Love Comes Close, gli Esben and the Witch di cui attendiamo con ansia il primo full-length, e la nuova scena Witch House. Alla da poco ventunenne (!) cantante di Phoenix non manca certo l’ispirazione: è stata in grado di pubblicare in due anni ben due album e due EP. Partita da un lo fi gotico denso di sporcizia, sta approdando a un sound più pulito e accessibile, che se mantenuto potrà portarla al successo, per lo meno negli ambienti indie. La Danilova non è sicuramente priva di talento, e riesce a districarsi tra le ingombranti influenze delle solite Nico, Siouxsie e Diamanda Galas grazie a una voce solenne e potente influenzata dagli studi lirici che ha seguito da bambina. Una formula essenziale ed eseguita con perizia e sicurezza nei propri mezzi, caratterizzata semplicemente da gelidi synth e beat talvolta marziali, talvolta più austeri. Con nient’altro che questo, Zola Jesus ci regala almeno due brani decisamente notevoli, quelli posti in chiusura. In “Run Me Out” il testo è declamato con decisione su un tappeto di sintetizzatori cupissimi, per poi aprirsi più incalzante. Ma la perla di questo EP è senza ombra di dubbio “Manifest Destiny”, che spicca grazie a una magniloquenza quasi sinfonica perfettamente in simbiosi con un sottofondo industriale. La conclusione è un finale liberatorio, tanto nella musica quanto nel testo (“Just let your speed arrive, Yeah don’t worry about the rest”). La forza di queste composizioni, conferita dall’intensità dell’interpretazione e da una formula musicale semplice ma efficace, fanno sperare che Stridulum, opera di questa nuova papabile sacerdotessa dark, non sia solo un fuoco di paglia. 75/100 (M.F.)Valusia
altIn attesa di ascoltare il prossimo album (atteso per il 2011) della valente ventunenne, questo EP è una buona occasione per fare il punto della situazione sull’artista americana. Se Stridulum aveva già dato ottime impressioni, Valusia prosegue su quella strada, confermando la tendenza a una maggiore pulizia del suono e all’accessibilità. Dei quattro brani presenti in realtà avevamo già avuto la possibilità di conoscerne tre, contenuti nella versione espansa di Stridulum (distribuita per ora solo in Europa dalla Souterrain Transmissions). “Tower” sembra riprendere i synth sci-fi della prima fase degli Human League, ma è decisamente meno claustrofobica nel refrain. “Sea Talk”, sicuramente tra i migliori sin qui sentiti, richiama ambiziosamente, tra drum machine e synth eterei, “Atmosphere”, il capolavoro che ci regalarono trent’anni fa i Joy Division. “Lightsick” propone un incalzante piano che accompagna tutto il brano, questa volta pieno di speranza e meno dominato dalla tetraggine. Ma veniamo al vero inedito: “Poor Animal”, già annunciato come prossimo singolo, è forse il meno cupo della discografia della cantante americana, con una ritmica mai così pulita e corredato addirittura da un violino che accompagna le maestose tastiere. La nuova veste più “pop” sembra calzare davvero a pennello a questa talentuosa ragazza, che speriamo possa confermare quanto di buono ha realizzato con le ultime uscite. 75/100 (M.F.)



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