Arcade Fire – Everything Now

Arcade Fire – Everything Now

Si dice che nella vita di ogni persona ci siano un grande amore in adolescenza, uno in età giovane e uno in età matura. Cosa c’entra questo con il nuovo disco degli Arcade Fire? In effetti, niente. Però è una distinzione che può tornare utile. Prima di andare avanti, preciso che non sono in età matura (calendario non mi avrai), quindi farò riferimento alle prime due.

Durante la prima adolescenza sono venuto su con, tra le altre cose, i Coldplay. Ho scaricato “Yellow” da WinMX subito dopo averla beccata la prima volta su MTV (come canzone recommended – quando ancora passava musica e non continuiamo il discorso). All’uscita ho letteralmente consumato il mio disco copiato di A Rush of Blood to the Head. X & Y mai apprezzato più di tanto ma qualche ascolto gliel’ho dato, poi si è riaccesa la fiamma con Viva la vida. Poi baratro. E non ci sono stato particolarmente male, sinceramente. Un buonissimo gruppo che scoppia e comincia a tirare fuori solo brutta musica, ne abbiamo visti migliaia e ne vedremo altre migliaia, no big deal.
Nel 2004, insieme a A Rush of Blood to the Head esce anche Funeral. All’epoca la mia unica fonte di informazione musicale era MTV, all’epoca non avevo un’adsl flat, avevo 15/16 anni, ormoni a manovella e uno smodato interesse per i fumetti giapponesi, quindi non è che mi andassi proprio a cercare le playlist di Brand:New. Vabbé insomma, per farla breve, gli Arcade Fire mi evitarono completamente, mai sentiti nominare. Qualche anno dopo il temuto forum che frequentavo si sbracciava in lodi sperticate per Neon Bible, che a me dopo un paio di ascolti distratti non piacque – ero in pieno periodo post metal/sludge, quindi figurarsi quanto mi potevano interessare.

L’anno successivo però, con l’affievolirsi del movimento, la mia apertura verso tante altre cose mi porta a riascoltare questo gruppetto tristacchione di cui tutti parlano super bene, complice anche un concerto a Ferrara senza mezzi termini leggendario. Ed effettivamente la martellata arriva dritta sulla gengiva, ti rendi conto praticamente subito che Funeral sia un capolavoro come ne ascolteremo pochi, e Neon Bible è un disco della madonna anche lui. Esce Suburbs e, per usare un termine caro a quel canale tv testé nominato, va in heavy rotation. Li vedo dal vivo in quel tour e l’emozione (teniamo aperta quest’icona) prende il sopravvento su qualsiasi commento razionale ed obiettivo, poi esce Reflektor e, nonostante la durata proibitiva, mi piace tantissimo, mi fa muovere il culo quasi tutto il tempo, ne apprezzo il coraggio e tutto quanto. E poi settimana scorsa esce Everything Now.

Ora, ci sono alcuni che dicono che da Neon Bible compreso ci sia stata una discesa di rendimento del gruppo (e vorrei ben vedere: dopo Funeral che vuoi fare, anche crescere?), ma per me il punto d’inizio del baratro potrebbe essere questo. Già i singoli pre-release davano brutti segnali, ma ho tenuto alte le speranze perché ci sono tanti esempi di canzoni che sulle prime sembravano fuori luogo e poi nel contesto dell’album diventavano ottime. E invece il risultato finale è anche peggio dei primi segnali. Ah, quando parlo di segnali io mi riferisco solo alle canzoni, non certo alla strategia di marketing: ce l’aveva anche Reflektor (meno opulenta, va bene), ma il disco era molto bello e nessuno se la ricorda o la taccia come ignominia. Il problema è che la campagna di Everything Now è molto complessa, volendo anche coerente col concept del disco, ma il disco è brutto, e quindi via a dargli addosso al dio denaro, a Régine la nuova Yoko Ono (?) e agli interessi extra-musicali di Win Butler, come se prima di questo fossero poveri in canna, senza Regine, e Win Butler non avesse mai avuto interesse per il basket (a proposito, bonus per chi ha letto fin qui: eccovi una foto di Matt Bonner che fa tenere il Larry O’Brien Trophy agli Okkervil River, a dimostrazione che gli interessi extra-musicali ce li hanno tutti).

Cos’hanno in comune il caso dei Coldplay e quello degli Arcade Fire, a parte il fatto che entrambe le band hanno cantante, chitarrista, bassista e batterista? Dal mio punto di vista, la consapevolezza. Mi spiego: ricorderò finché campo un’intervista dopo Viva la vida, facciamo post-2010, in cui l’ex marito della Paltrow diceva che quando dovevano comporre nuove canzoni non guardavano a quelli che noi pensavamo fossero i loro pari ruolo (Radiohead, Muse, quella gente lì), perché per loro i pari ruolo erano Bieber, Nicky Minaj eccetera. Per uno che ha ascoltato sempre solo musica alternativa, tra tutte le virgolette possibili, questa è stata una vera e propria wake-up call. Mi ha fatto capire che i Coldplay non erano più la mia tazza di tè e che li avrei ignorati da lì in avanti. Questo con gli Arcade Fire non è successo e, francamente, non penso possa succedere, visto che quasi contemporaneamente al leak e alle prime recensioni negative, loro stessi hanno messo online la parodia della recensione del disco su un sito farlocco che faceva il verso a Stereogum. Non devono averla presa benissimo. Certo, anche quella è in linea col concept del disco, però non devono averla comunque presa bene.

Perché Everything Now è lontanissimo da tutto quello a cui gli Arcade Fire ci hanno abituato e ci hanno fatto amare, è il loro grido d’amore al rock da arena. E ci sta. Ovviamente un loro concerto come quello di Ferrara non ci potrà essere mai più, le ultime loro tappe italiane dal 2010 ad oggi sono state in location sempre più grandi, il prezzo dei biglietti sempre più alto, il pubblico sempre più numeroso e i cori durante le canzoni sempre più rumorosi.

Ora, se avessero fatto come si fa a Sanremo, rendendo pubblici i testi delle canzoni prima di trasmetterle per la prima volta, probabilmente mi sarei preso bene. Ad esempio, Creature Comfort è un testo molto Arcade Fire, nel bene e nel male: ci sono immagini fortissime (“She dreams about dying all the time/She said she came so close/Filled up the bathtub and put on our first record”) e quel gentismo che li accompagna da Suburbs (“We Used to Wait” sembra la versione bella e romanzata di quei post da cinquantenni “eh signora mia, ai tempi nostri…”). Il problema è che uno potrebbe apprezzare alla follia i testi di Everything Now, ma il resto è sinceramente imperdonabile. Al netto di un paio di canzoni ascoltabili, volendo anche carine, come “We Don’t Deserve Love” e a voler essere magnanimi anche la titletrack, il disco è un pastiche di generi vintage che nel migliore dei casi risulta fuori luogo, nel peggiore diventa inascoltabile. Everything Now è praticamente una canzone degli Abba. “Infinite Content” è quel punk un po’ bastardo tipo “Month of May”, ma peggio. “Signs of Life” urla eresia quando arriva quel sax che sa di reminescenza bowiesca. “Put Your Money on Me” che piglia a piene mani da tutto il mondo anni ’80 già esplorato da Stranger Things e dalla sua OST senza farne nulla di interessante. “Chemistry” è un aborto, né più né meno. Gli unici punto di contatto tra gli Arcade Fire b.E.N. (before Everything Now) e a.E.N. (after Everything Now) sono le voci di Win Butler e di Régine.

Adesso riapriamo l’icona di prima. Quella parola è esattamente il motivo per il quale amiamo gli Arcade Fire. I più intellettuali magari la chiamano “urgenza espressiva”, i più rock’n’roll forse “autenticità”, ma di fatto stiamo tutti parlando di quel surplus emozionale che non può lasciarti indifferente. Surplus aggiunto a canzoni strepitose, con melodie non scontate ma che subito riesci a fare tue e con il gusto dei migliori. Ragazzi, stiamo parlando di un gruppo che dopo il loro primo disco si è trovato David Bowie sul palco a suonare le loro canzoni. Uno dei migliori sistemi decisionali che conosca è: quello che sto facendo/che ho fatto piacerebbe a David Bowie? Nel caso di Everything Now la risposta è no. Secco. Il problema è anche quello dell’emozione, che in questo caso non c’è. Ci sono tanti coretti da urlare ai concerti, ci sono tanti richiami che ci suonano familiari, ci sono tante melodie facilone, ci sono tanti elementi che faranno dire ai Fan-A-Tutti-I-Costi che “eh ma hanno voluto cambiare”, ma non ci sono gli Arcade Fire. Da queste parti apprezziamo molto i cambiamenti, se sono ben fatti. DYR è pieno di gente che preferisce Kid A a OK Computer, Low a Ziggy Stardust, To Pimp a Butterfly a Good Kid M.A.A.D. City, Blood Mountain a Leviathan, Cosmogramma a Los Angeles eccetera eccetera. Apprezziamo molto più Reflektor di Suburbs, se è per questo. In Everything Now però non c’è quasi niente da apprezzare. Fa quasi male dirlo, ma è semplicemente un disco bruttissimo.

Molto spesso succede che bolliamo con un 65/70 politico gruppi ben conosciuti (butto lì, i Wilco) che escono con dischi “minori” perché non abbiamo il capolavoro ma solo il disco di belle canzoni, e si sente spesso “eh ma loro canzoni così le scrivono col pilota automatico”. Magari l’avessero fatto gli Arcade Fire, potremmo parlare di un episodio minore della loro discografia, non di un episodio vergognoso, di una macchia nel curriculum. Toccherà rivalutare in positivo anche Schmilco?

Leggo fumetti e ascolto musica molto più di quanto sarebbe sano, ma molto meno di quanto vorrei. Tampono il vuoto con serie, film e pigrizia.

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