Appendice Chart 2017

Mono No Aware, Fever Ray, Arca, Zimpel e Ziołek, Iglooghost, Mount Eerie, Grizzly Bear, Converge, Ben Frost… aspettando le classifiche che riepilogano il made in italy e la black music, sono questi i vincitori del 2017 secondo la nostra redazione.

In questo post disordinato e raccogliticcio vogliamo invece riepilogare alcuni momenti salienti dell’annata ormai terminata, in cui in realtà è accaduto davvero tanto, prima di tuffarci in un 2018 che già promette alcuni buoni propositi…

Partiamo dalle “Migliori epigrafi” (tiè). Registriamo meno morti illustri rispetto al 2016, che era stata annata per appassionati di Sopor Aeternus e My Dying Bride se ricordate, ma tre nomi davvero pesanti. ZeroUno: Tom Petty, popolare più in America che qui nel vecchio continente, ma comunque un gigante del pop rock la cui scomparsa ha rattristato davvero molte persone che sono cresciute con le sue canzoni (e video). ZeroDue: Gregg Allman, ovvero la storia del southern rock, che è andato a trovare suo fratello Duane lassù, dopo una vita sì da rockstar, ma anche piena di tragedie. ZeroTre: Chris Cornell. Sono trascorsi alcuni mesi dalla sua scomparsa, ma ancora non riusciamo a capire. È stato uno shock troppo forte. Soprattutto perché Chris sembrava esserci dentro alla grande, sembrava uno che se la godeva, …e invece no. Viene il dubbio di non aver mai capito nulla di lui e della sua psichedelia nichilista. Probabilmente non avrebbe mai più pubblicato nulla al livello dei suoi anni ’90 – e per chi scrive Superunknown è uno dei migliori 10, forse 5 album di heavy rock di tutti i tempi – e allo stesso tempo non possiamo nemmeno far finta che Scream non sia mai uscito, ma Cornell era in formissima dal tour coi Temple of the Dog e sembrava essersi ripreso tutta la dignità di eroe del periodo grunge, almeno. È stata una botta bella grossa, per chi ci è cresciuto e un po’ invecchiato assieme.

Categoria “Evento dell’anno”. Abbiamo scelto il concerto di Thom Yorke e Jonny Greenwood a Macerata. Per molti di noi è stato il culmine di un percorso musicale iniziato venti, venticinque, quasi trent’anni fa. Il momento irripetibile che faticheremo e falliremo a rivivere negli anni a venire. Forse, la nostra parte in tutto questo, è finita quella sera allo Sferisterio. Oltre non si va. Di più non sappiamo se si può ancora ottenere. 

“Reunion dell’anno”… quella degli Slowdive, che hanno inciso un album di canzoni ben calibrate e rispettose della band che erano, e non è per niente cosa da tutti. Tornano in Italia fra qualche mese, se vi è possibile andate a trovarli!

“Tanfo dell’anno” certamente quello emanato dagli Arcade Fire. Il loro Everything Now è risultato un progetto orrendo sin dalla campagna promozionale che l’ha lanciato. Altri aggettivi che ci vengono sono sfacciato, svergognato, contrario a tutto quello che erano. Sarà una coincidenza ma quando sono saliti sul palco della presentazione di Tidal, lo streaming alternativo a Spotify per capirci, abbiamo fiutato che si sarebbero sputtanati. Ora è probabile che torneranno presto con un LP molto più a fuoco, ma per riconquistare credibilità ci vorrà tanta umiltà, che forse non hanno più. Specialmente Regine che è sempre stata simpatica come un mignolo negli sfinteri. Ai due fratelli Gallagher, entrambi impresentabili, non facciamo vincere neanche questa categoria. Agli U2, invece, va il premio indiferrenza. Non li abbiamo neanche recensiti come avrete notato.

Da dei canadesi di Montréal che piazzano la crosta, a dei canadesi di Montréal che invece vincono, a parimerito con il giappo Sakamoto, il titolo di “Ritorno più figo dell’anno”. Hug of Thunder è probabilmente il miglior disco del combo denominato Broken Social Scene, e in altri tempi, forse ancora a metà dello scorso decennio, un albo di canzoni così belle una dietro l’altra avrebbe fatto furore e venduto tantissime copie. Hanno anche preso il posto dei New Pornographers che senza Dan Bejar diventano una band davvero poco ispirata. Di Ryūichi Sakamoto invece dicevamo prima, e nella recensione del suo Async… premiamo il suo grande ritorno dopo una grave malattia, e quindi la sua voglia di musica raffinata che continua a coinvolgere dopo tanti anni. La sua produzione dovrebbe essere una porta verso tanta altra musica di valore…

Ritorno meno cool del previsto, ovvero categoria “Delusione dell’anno”… qui si può discutere parecchio. Per chi scrive anche The National e LCD Soundsystem hanno pubblicato lavori piccoli piccoli rispetto alla loro storia. Ma la vera insoddisfazione è stata quella per il disco di St.Vincent, che prometteva di essere tanta roba. Invece è stato principalmente posa, plastica di contorno, e davvero poca sostanza al di là della performance musicale in cui chiaramente Annie sa sempre il fatto suo. L’immagine scelta per ripresentarsi al pubblico non fa contento nessuno. E anche la casa discografica che ha investito così tanto sulla promozione di Masseduction… lascia perplessi. Secondo noi non rientrerà facilmente di quanto speso.

“Colonna sonora dell’anno”: abbiamo scelto quella di Twin Peaks, uscita in 2 versioni, una con le canzoni dei vari (troppi?) artisti coinvolti anche negli episodi della visionarissima terza stagione, e una strumentale che invece riepilogava anche i migliori temi delle prime due stagioni. Vi consigliamo quest’ultima in caso.

“Riedizione dell’anno”. Qui è difficile dirne solo una, visto che il mercato discografico campa soprattutto degli album rimasterizzati e ripubblicati anche senza motivo alcuno. Segnaliamo in particolare quelle degli album anni ’70 di Brian Eno splendidamente ripubblicati in vinile – soprattutto Another Green World e Taking Tiger Mountain – i dischi di Tom Waits del periodo a cavallo tra i due millenni (Mule Variations, Blood Money, Alice, Real Gone), e manco a dirlo la splendida riedizione per il ventennale di OK Computer, che al di là dei tre inediti, è uscita con un artwork di Stanley Donwood esteso e stupendo…. il regalo definitivo per chi ama il rock contemporaneo. Se potete permettervelo o se potete fare il sacrificio di mettere da parte qualcosa per poi ordinarlo, vi straconsigliamo di farlo vostro.

Infine i buoni propositi per il 2018: Tool e sempre Tool chiediamo, anche se probabilmente preceduti dagli A Perfect Circle (dita incrociate, ma non diciamo altro), Vampire Weekend col primo album senza il polistrumentista Rostam Batmanglij, Portishead che in teoria è dal 2009 che avrebbero pronto un disco coi sintentizzatori protagonisti, Boards of Canada (dovrebbe essere il loro turno sulla ruota dell’elettronica, altrimenti ci va benissimo se tocca di nuovo ad Andy Stott che finora un anno sì e un anno no ha pubblicato qualcosa di straordinario), e Thom Yorke, sicuramente con la colonna sonora di Suspiria, forse anche con un intero albo di canzoni inedite viste le recenti performance dal vivo con Nigel Godrich. Meno fiches su Arctic Monkeys, BRMC, Franz Ferdinand e Julian Casablancas, tutti previsti con un disco nei prossimi mesi, ma che forse ormai hanno già vissuto la loro ora migliore.

Nei prossimi giorni pubblichiamo la chart di musica rap, black e soul. Poi quella made in italy. Keep you posted, buon 2018. Non giubilate.

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d’accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set.
Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po’ di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso.

Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l’autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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