Anderson .Paak – Malibu

Anderson .Paak – Malibu

Noi di Do You Realize? ancora giubiliamo pensando al 2014 e all’inaspettato ritorno di D’Angelo. D’altronde non potrebbe essere diversamente, e se ancora non l’avete ascoltato vi invitiamo a redimervi. Il punto comunque è che ci sarebbe bastato. Non che ci si debba accontentare, ovviamente, però la sensazione era un po’ come quella che si prova il giorno prima di un’eclissi: sai che non si verifica ogni anno, e nemmeno ogni dieci, e allora ti tieni pronto, ti organizzi, aspetti il momento. Eppure qualche mese dopo Kendick Lamar pubblicava quel capolavoro che è To Pimp a Butterfly. “All love, all blessings” direbbe Kanye West. Insomma, ormai non si tratta più di constatare un ritorno dell’hip-hop alle proprie origini, la black music è in uno stato di grazia eMalibu di Anderson .Paak è qui per ricordarcelo. Si tratta infatti di un grande lavoro, di quelli belli sia da ascoltare che da raccontare.

Brandon Paak Anderson è un cantante, rapper e producer originario di Oxnard, California. Classe ’86, mica un giovincello, e questo dice molto circa la natura di Malibu: dischi di questo spessore non sono figli di se stessi ma di una storia e di una cultura, e la cultura non la si acquisisce che col tempo. Malibu è figlio di Marvin Gaye, degli A Tribe Called Quest, di D’Angelo (appunto). Ed è la capacità che Anderson ha di far tesoro dei propri ascolti e di dosare il proprio immenso talento, senza mai risultare banale, la chiave di questo LP. I passaggi dal rapping ipnotico (flow originalissimo) al cantato dolce e graffiante rappresentano la sintesi ideale dei due album nominati all’inizio di questa recensione. Produttori e featuring sono tutti di massimo rispetto (da 9th Wonder a Talib Kweli), testimoni del traguardo raggiunto da un uomo che fino a qualche anno fa “bout the year Drizzy and Cole dropped / before K.Dot had it locked / I was sleeping on the floor, newborn baby boy / Tryna get my money pot so wifey wouldn’t get deported.” È di una di quelle opere talmente ricche di sincerità e autobiografismo da non richiedere l’ausilio di Wikipedia, perché parla da sé: siate ascoltatori attenti e vi dirà tutto ciò che vorrete sapere.

“My sister used to sing to Whitney
My mama caught the gambling bug
We came up in a lonely castle
My papa was behind bars
We never had to want for nothing
Said all we ever need is love”

Chiaro no? Malibu è un piccolo tesoro. Aprite lo scrigno nel quale è racchiuso e lasciate che illumini il vostro inverno.

Studente universitario di Lettere. Amo la musica di Lucio Battisti e i film di Terrence Malick. A 14 anni volevo cantare come Phil Anselmo, oggi preferisco ascoltare Frank Ocean. Sono un odioso e irrazionale fan di Kanye West. La vita è bellissima a patto che Justin Vernon continui a fare dischi. Dio mi ama e sto cercando di capire come posso ricambiare.

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